Scopriamo se dieci anni di lavoro bastano per poter andare in pensione nel 2023 con la Legge Fornero. Nessuno lo avrebbe immaginato.
Aver versato dieci anni di contributi non preclude la possibilità di raggiungere la pensione di vecchiaia. Naturalmente a determinate condizioni.
La pensione è un tema centrale di questi ultimi mesi del 2022. Il 31 dicembre dell’anno in corso, infatti, scadrà Quota 102 così come sarà il momento di dire addio all’APE Sociale e a Opzione Donna. In questo periodo di agitazione pre-elezioni, i cittadini ne hanno sentite tante sulle possibili uscite dal lavoro nel 2023. C’è chi parla di proroghe, di 41 anni di contributi per tutti e poi c’è l’ipotesi più attendibile, il ritorno della Legge Fornero. I lavoratori sperano che questo sia solo un incubo da cui risvegliarsi presto. Si augurano che il sistema di calcolo puramente contributivo non venga utilizzato per il calcolo dell’importo dell’assegno pensionistico (risulta svantaggioso, infatti, rispetto a quello retributivo). Confidano nel fatto che il nuovo esecutivo tiri fuori dal cilindro valide soluzioni che permettano di uscire dal momento del lavoro prima o entro i 67 anni con la garanzia di una pensione che regali una buona qualità della vita.
Cosa accadrà nel 2023 non è dato saperlo, al momento, ma ciò che ora è certo è che il pensionamento è possibile anche con 10 anni di contributi.
La maggior parte degli scivoli pensionistici richiede un numero elevato di contributi per lasciare il mondo del lavoro. Opzione Donna ne prevede 35, l’APE Sociale tra i 30 e i 36, Quota 102 ne richiede 38 e la pensione di vecchiaia almeno 20. Ognuno di questi trattamenti, poi, presuppone uno specifico requisito anagrafico da rispettare.
Come potranno mai bastare, quindi, dieci anni di lavoro per andare in pensione? Tutto dipende dall’anno di uscita dal mondo del lavoro. I cittadini iscritti all’INPS con un primo accredito contributivo successivo al 1° gennaio 1996 e gli iscritti alla Gestione Separata possono accedere alla pensione a partire dai 5 anni di contributi versati a condizione che aspettino i 71 anni per richiedere l’assegno. Per i soggetti citati non varrà la condizione che l’importo raggiunto debba essere superiore di 1,5 volte l’assegno sociale (che nel 2022 è pari a 468,28 euro). L’unico requisito è che la contribuzione sia effettiva ossia obbligatoria, volontaria oppure da riscatto.
Un numero basso di contributi è richiesto anche agli iscritti al Fondo Casalinghe. Tale Fondo dà diritto ad una pensione a partire dai 5 anni di contributi versati al raggiungimento dei 57 anni di età. L’importo della pensione, però, dovrà essere superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. Ciò significa che potranno avere accesso al pensionamento solo casalinghe e casalinghi che hanno maturato un assegno minimo di 561,936. Questo importo minimo non è richiesto se la pensione viene richiesta a 65 anni.
L’anzianità contributiva ridotta, poi, si può ottenere con l’iscrizione a diverse casse che prevedono l’uscita dal mondo del lavoro anche con meno di dieci anni di contributi maturati. Un esempio la cassa per gli psicologi che riconosce il diritto al pensionamento con 65 anni di età e 5 anni di contributi versati. Stessi anni di contributi per gli avvocati anche se l’età sale a 70 anni. Insomma, andare in pensione dopo aver svolto al massimo dieci anni di lavoro non è impossibile.
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