Tempi di erogazione del TFS: si attende la sentenza della svolta, il conto alla rovescia è iniziato

La speranza è di tempi di erogazione del Tfs più brevi. I lavoratori dipendenti pubblici attendono la sentenza che potrebbe far esultare.

L’incostituzionalità del differimento del pagamento del Tfs per i dipendenti pubblici verrà confermata? Tra i lavoratori prossimi alla pensione c’è grande trepidazione.

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La sezione del Lavoro del Tribunale di Velletri è prossima a fornire la sentenza in relazione al rinvio alla Corte Costituzionale della tematica inerente l’illegittimità delle direttive che differiscono l’erogazione del Trattamento di Fine Servizio per i dipendenti pubblici. Parliamo della somma spettante ai lavoratori nel momento in cui cessa il rapporto di lavoro per licenziamento, dimissioni o pensionamento. Se i dipendenti privati devono attendere circa un anno per l’accredito della liquidazione, i tempi per i dipendenti pubblici sono di cinque anni e prevedono versamenti rateali delle somme spettanti. Non è la prima volta che la questione arriva in Tribunale. Quest’ultimo ricorso è stato voluto dall’Unione Nazionale dei Sindacati Autonomi che ha appoggiato la richiesta di un suo iscritto forte di una brillante intuizione del segretario generale Massimo Battaglia – come riferito da Antonio Mirra, avvocato e consulente legale dell’UNSA.

Tempi di erogazioni del Tfs troppo lunghi: il ricorso

La liquidazione del cessato servizio può arrivare ai dipendenti pubblici fino a cinque anni dopo l’interruzione del rapporto di lavoro. Un tempo lunghissimo legato ad una necessità che risale al 2011. In quell’anno, infatti, la misura è stata introdotta per salvare l’Italia dallo Spread. Il pubblico impiego fu scelto come capro espiatorio dell’Austerity e da allora la situazione non è cambiata nonostante i vari ricorsi in Tribunale. Nel 2019, ad esempio, l’UNSA ha riportato la questione all’attenzione della Corte di Cassazione. Questa ha confermato come il diritto del lavoratore alla liquidazione sia sacrificabile a condizione che la cessazione del lavoro sia stata anticipata.

Una prima sentenza che ha chiarito come, raggiunti i 67 anni (requisito della pensione di vecchiaia) il dipendente abbia il diritto di ricevere il Tfs non con differimento ma al momento della cessazione dell’attività lavorativa. Si attende che il Tribunale di Velletri ribadisca questo concetto con la sentenza odierna.

Da ieri a oggi, cosa cambierà?

Nel 2019 la Corte di Cassazione ha voluto sottolineare come i vantaggi siano a favore dei lavoratori che non escono anticipatamente dal mondo del lavoro. Questo perché l’interesse del Governo sarebbe dovuto essere quello di disincentivare il collocamento anticipato a riposo. Ma poi è arrivata Quota 100 e successivamente Quota 102 a contraddire la sentenza della Cassazione.

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Il TAR del Lazio ha recentemente risollevato la questione sulla legittimità della dilazione dei pagamenti e il differimento dei tempi di erogazione del Tfs rispetto al Tfr dei dipendenti privati. Ora si attende la decisione del Tribunale di Velletri. Che sia l’inizio di un reale cambiamento?