Caro energia, spunta una nuova tassa a preoccupare gli italiani: oltre al danno la beffa?

Caro energia, la tassa sugli extra profitti non convince (giustamente) gli italiani preoccupati dalle possibili conseguenze.

Si sente tanto parlare di tassa sugli extraprofitti delle grandi aziende ma come inciderà sui singoli contribuenti questa decisione del Governo?

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Il conflitto tra Russia e Ucraina scoppiato lo scorso 24 febbraio continua e non accenna a concludersi. Ciò significa che le conseguenze della guerra riscontrate fino ad oggi sono solamente l’inizio di un periodo difficile qualora la situazione non dovesse risolversi a breve. Il Governo è intervenuto con diverse iniziative per cercare di mitigare gli effetti sui cittadini tra cui il Bonus sociale. Parliamo dello sconto in bolletta per chi ha ISEE inferiore a 12 mila euro in modo tale da non dover corrispondere importi onerosi sull’energia elettrica e sul gas. Aggiungiamo, poi, il taglio sulle accise per ridurre i costi del carburante. Queste e altre misure si trovano nel Decreto Aiuti, un DL che introduce anche una tassa sugli extraprofitti delle grandi aziende ottenuti durante il primo trimestre 2022 quando il costo dell’energia elettrica era alle stelle.

Caro energia, cos’è la tassa sugli extraprofitti

Tanti operatori del settore energetico hanno ottenuto guadagni inattesi potendo usufruire di forniture a basso costo e di prezzi di acquisto del gas vantaggiosi legati a contratti di lungo periodo. Secondo il Governo queste aziende devono in qualche modo restituire quanto ottenuto mentre altri contribuenti soffrivano per gli aumenti dei prezzi e le batoste in bolletta. Da qui la tassa sugli extraprofitti applicata a queste grandi aziende ma sorge un dubbio, su cui ricadranno i costi aggiuntivi che sono chiamati ad affrontare? La risposta è sui clienti ossia su noi consumatori.

Nasce, così, l’esigenza di tutelare i cittadini e la proposta di ARERA di trasferire parte del gettito derivante dalla tassazione extra proprio sui consumatori dato che sono stati loro stessi a pagare onerosamente nel primo trimestre 2022.

La proposta dell’ARERA per tutelare i consumatori

L’Arera ha inviato una segnalazione al Governo e al Parlamento denominata “Monitoraggio dei contratti di approvvigionamento destinati all’importazione di gas in Italia” riportando i risultati dell’analisi effettuata. Tramite simulazioni e dati forniti dagli stessi operatori, ARERA si è concentrata sul monitoraggio della coerenza tra costi di importazione, prezzi all’ingrosso, costi di approvvigionamento del gas naturale necessari per il calcolo dei corrispettivi per i clienti domestici italiani. A determinare i contratti di importazione sono il prezzo iniziale, varie formule che aggiornano automaticamente il costo in relazione ad indici e meccanismi straordinari e ordinari per l’aggiornamento periodico. Gli indici riguardano per il 70/80% del gas dei contratti le quotazioni di prodotti del gas scambiato su vari hub europei e nazionali all’ingrosso e per il restante 20/30% le quote medie dei prodotti petroliferi Brent. Ogni indicizzazione prevede un ricorso differente da parte degli operatori a determinati strumenti di copertura per arginare il disallineamento trai i prezzi di acquisto dei contratti pluriennali e i prezzi del mercato all’ingrosso che acquista gas.

I risultati dell’indagine sul caro energia

L’Arera ha poi confrontato i prezzi pubblici a livello nazionale del gas importato per verificare la coerenza complessiva rilevando un allineamento dei dati Istat con quelli derivanti dall’analisi dei contratti dopo la rettifica al rialzo. In conclusione, le analisi hanno riportato come il costo di approvvigionamento dall’estero del gas sia allineato al costo del gas nei mercati all’ingrosso ma occorre considerare – in tema “tassa sugli extraprofitti” una serie di altre variabili che riguardano tutti i costi e margini generati nella lunga filiera che termina con i clienti finali.

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La tassa sugli extraprofitti risulta in regola con le direttive della Commissione Europea dei mercati energetici espresse nella Comunicazione dello scorso 18 maggio 2022 così come è ammessa la possibilità di alloccare ricavi infra-marginali troppo elevati per aiutare i consumatori. La decisione del Governo italiano, dunque, è legittima e ha destato l’interesse di Paesi esteri come Israele.