Anticipo pensione per OSS: l’attività è lavoro gravoso, la svolta della norma che non tutti conoscono

Pensioni OSS in anticipo grazie agli aggiornamenti normativi di cui all’ultima manovra. L’attività è da considerarsi ‘gravosa’.

La legge di Bilancio 2022 include l’attività degli operatori socio sanitari nella lista dei lavori gravosi. La conseguenza è che le pensioni OSS possono essere conseguite in via anticipata, ricorrendone le condizioni.

Pensioni OSS
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Una rilevante sentenza del 2021, emessa dal Tribunale di Ferrara, aveva dato ragione ad una OSS che aveva fatto ricorso contro una decisione INPS, che le negava l’accesso alla pensione anticipata.

Oggi, grazie alle novità contenute nell’ultima legge di Bilancio, anche l’attività di operatore socio sanitaria è da considerarsi formalmente inclusa tra quelle ‘gravose’ – e dunque aventi caratteristiche tali da consentire di usufruire dell’APE sociale o della pensione anticipata. Si tratta di significative novità in tema di pensioni OSS.

Appare opportuno parlarne di seguito, in considerazione del fatto che non pochi OSS hanno saputo della importante sentenza della sezione Lavoro del Tribunale di Ferrara e si domandano dunque come debbono regolarsi ai fini pensionistici, alla luce di questa giurisprudenza e degli aggiornamenti normativi.

In buona sostanza, per la categoria degli OSS nel suo complesso considerata, qual è il quadro delle ‘agevolazioni’ pensionistiche oggi vigente? Facciamo il punto.

Pensioni OSS: sì all’APE sociale e pensione anticipata. La sentenza

Prima di considerare le ultime novità normative, ribadiamo che già con la sentenza del 2 febbraio 2021, emessa dal Tribunale di Ferrara, i giudici hanno riconosciuto che anche l’attività di OSS rientra tra quelle previste dalla legge n. 232 del 2016, trattandosi di “addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza”.

Alla luce di ciò, anche l’attività di operatore socio sanitario (OSS) fa parte dei lavori gravosi. Pertanto, con i relativi requisiti anagrafici e contributivi, dà diritto all’ape sociale e/o alla pensione anticipata con 41 anni di contributi (in presenza di lavoro precoce). Quanto stabilito dal Tribunale di Ferrara, sezione Lavoro, con la sentenza del 2 febbraio 2021, è dunque di assoluto rilievo. Di fatto è stato accolto il ricorso – in tema di pensioni OSS – di una lavoratrice che si era vista respingere la domanda di pensione anticipata da parte dell’INPS.

Il Tribunale emiliano, per giungere alla sentenza, ha peraltro tenuto conto del fatto che la normativa in materia fa generale riferimento non solo alle attività socio assistenziali, ma anche, espressamente, a quelle di ausilio alla cura. Perciò anche le attività di supporto sanitario e terapeutico, tipiche delle OSS, sono da ricondursi alle attività gravose, di cui si trova traccia nella legge n. 232 del 2016.

Chiaramente si tratta di decisione che costituisce un precedente valevole ed applicabile a favore di tutti i lavoratori ricompresi nella categoria degli OSS. Siamo dunque innanzi ad una pronuncia opponibile direttamente all’Inps, senza dover intraprendere una distinta iniziativa in tribunale, come quella che ha portato alla sentenza menzionata. Tuttavia, in tema di pensioni OSS e al di là della pronuncia citata, è il dato normativo aggiornato che gioca a favore di questi lavoratori.

Pensioni OSS: la manovra 2022 conferma l’inclusione nella lista lavori gravosi

Sulla stessa linea già battuta dalla magistratura, si colloca la formale introduzione dell’attività degli OSS nella categoria dei lavori gravosi. Ciò grazie all’entrata in vigore dell’ultima legge di Bilancio.

In termini pratici, la citata platea di professionisti della sanità, che conta circa 100 mila addetti nel nostro paese, può e potrà avvalersi degli stessi diritti previsti per i lavoratori che compiono attività classificate come ‘gravose’, incluso il diritto ad andare in pensione anticipatamente.

Secondo non pochi osservatori, l’aggiornamento normativo in oggetto – che di fatto evita oggi nuovi attriti tra Inps e lavoratore – è frutto di una battaglia mirata a superare la disparità di trattamento, che per anni si è consumata ai danni degli OSS e delle pensioni OSS. Essi, infatti, pur svolgendo mansioni di fatto identiche a quelle degli OSA (operatore socio assistenziale), sono stati per lungo tempo privati dei diritti riconosciuti ai propri colleghi di corsia, soltanto perché inquadrati in maniera differente.

Come accennato, questa novità giunge al termine di un articolato percorso di spinta al riconoscimento dell’attività gravosa dell’OSS. Grazie a diverse interrogazioni parlamentari, al percorso avviato al ministero del Lavoro, all’istituzione di una commissione ministeriale sui lavori gravosi, oggi a tutela delle pensioni OSS è stata messa la parola fine alla citata discriminazione.

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