Maxi truffa sui buoni fruttiferi postali, moltissime vittime adescate dai falsi dipendenti di Poste Italiane, incredibile cosa hanno fatto

È stata scoperta una maxi truffa sui buoni fruttiferi postali. Ecco cosa hanno scoperto i Carabinieri, roba da non credere.

Di questi tempi non ci sorprendiamo, purtroppo, ormai più di niente. Crescono le tipologie di truffe ai danni di poveri e ignari cittadini. L’unico modo per difendersi è conoscere le dinamiche, per non rischiare di cadere in trappola. Per fortuna, però, ci sono le Forze dell’Ordine, che sventano bande di criminali organizzati.

Truffa sui buoni fruttiferi
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Ed è proprio quello che è successo pochi giorni fa. Durante un’operazione che ha coinvolto i Carabinieri di tutta Italia, sono state bloccate azioni criminali di ampia portata. Una delle truffe perpetrate ai danni di clienti delle Poste è incredibile.

Come sappiamo, investire soldi può essere rischioso. Ma solo se lo si fa senza cognizione di causa. Molte persone investono nei buoni fruttiferi postali proprio perché emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti, una controllata del Ministero delle Finanze. Gli interessi sono garantiti e la rendita può arrivare a raddoppiare in pochi anni. Dunque, sapere che centinaia di persone hanno perso tutti i loro risparmi fa davvero male. Anche perché le vittime erano per lo più persone molto anziane.

Truffa sui buoni fruttiferi postali, incredibile cosa sono riusciti a fare

Le dinamiche della truffa sono emerse dopo che i Carabinieri hanno arrestato decine di persone. Stiamo parlando di malviventi che appartengono alla criminalità organizzata. Perché ciò che hanno ideato è frutto di delinquere progettate, perpetrate e continuative molto ben congegnate.

Il vero scandalo è che l’ingente furto di soldi è stato possibile grazie a dipendenti delle Poste “talpa”, senza l’aiuto dei quali i criminali non avrebbero potuto operare. I dipendenti, infatti, avevano accesso (indebito ovviamente) ai dati di centinaia di titolari di BFT e di emittenti vaglia postali d’ingente valore. Sceglievano nominativi di persone molto anziane, magari emigrate all’estero. E che avevano titoli a lunga e lunghissima scadenza.

I criminali provvedevano a clonare i buoni e i vaglia. Poi, tramite la compiacenza dei medesimi dipendenti delle Poste, ritiravano il denaro, tramite documenti anch’essi falsi.

Dopo gli arresti e lo sviluppo dell’indagine, la speranza è che le persone truffate possano rientrare in possesso dei propri soldi. Rimane però l’indignazione di fronte a personaggi senza scrupoli, che ancora una volta hanno preso di mira le persone più fragili.