Il colesterolo buono (HDL) può ridurre il rischio di Demenza e di Alzheimer, lo studio sulla lipoproteina

Un recente studio mette in risalto come il colesterolo buono (HDL) sia importante e possa ridurre il rischio di Alzheimer.

Il colesterolo buono o la lipoproteina ad alta densità (HDL) è essenziale per la salute. Tuttavia, l’impatto del colesterolo buono sul cervello desta ancora molti dubbi. Una precedente ricerca metteva in risalto come assumere Omega 3 ogni giorno può combattere colesterolo e trigliceridi, lo dice la scienza

COLESTEROLO BUONO E ALZHEIMER
Adobe Stock

La malattia che colpisce molte persone, si tratta del morbo di Alzheimer è un disturbo che influisce sulla capacità delle persone di pensare e agire nella vita di tutti i giorni. Sono molte le ricerche in atto per capire cosa possa influire positivamente o negativamente su questa terribile patologia.

Uno studio recente suggerisce che livelli più elevati di piccole lipoproteine ​​ad alta densità potrebbero ridurre il rischio di malattia di Alzheimer.

Il morbo di Alzheimer è una condizione debilitante che colpisce principalmente gli anziani.

Le persone che sono affette da questa patologia possono diventare smemorate e incapaci di svolgere i compiti della vita quotidiana. Attualmente, non c’è una cura e gli studi in atto cercando di trovare le cause per una possibile cura. I ricercatori stanno ancora cercando di capire come si sviluppa la malattia, come prevenirla e come trattarla al meglio.

Un recente studio pubblicato in Alzheimer’s Association, il giornale dell’Associazione Alzheimer, offre nuove informazioni. I ricercatori hanno studiato la connessione tra l’HDL o colesterolo “buono” nel liquido cerebrospinale e il rischio di malattia di Alzheimer. I risultati suggeriscono che livelli più elevati di HDL erano associati a un minor rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

HDL o colesterolo buono

Il colesterolo è una sostanza di cui il corpo necessità. Come riportato dall’Associazione americana del cuore, il colesterolo esiste nel corpo in due forme primarie: lipoproteine ​​a bassa densità (LDL) e lipoproteine ​​ad alta densità (HDL). Le LDL possono accumularsi nel flusso sanguigno e aumentare il rischio di ictus e attacchi di cuore, quindi è essenziale che il numero di LDL non sia troppo alto.

Il colesterolo HDL o “buono” del corpo aiuta a riportare il colesterolo al fegato in modo che il fegato possa scomporlo. Ma gli HDL possono avere un impatto su altre aree della salute, e su questo aspetto che i ricercatori hanno concentrato i loro studi.

Ad esempio, i ricercatori stanno ancora cercando di capire come i livelli di HDL influenzino il cervello. Gli autori dello studio notano che l’HDL nel cervello è leggermente diverso dall’HDL nel resto del corpo.

Il morbo di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è un disturbo che colpisce il cervello e si verifica in genere negli adulti di età superiore ai sessant’anni. Ha un impatto sui nervi del cervello ed è correlato all’accumulo di proteine ​​specifiche nel cervello. Alla fine, i neuroni nel cervello muoiono e perdono la capacità di comunicare con altre cellule cerebrali.

Questo danno fa sì che le persone con malattia di Alzheimer abbiano problemi di memoria, linguaggio e processo decisionale. Può essere debilitante e i malati di Alzheimer spesso perdono lentamente la capacità di funzionare in modo indipendente.

La ricerca è in corso su ciò che causa il morbo di Alzheimer e su come possiamo sviluppare al meglio i trattamenti.

Colesterolo buono e morbo di Alzheimer

Lo studio si è basato su 180 partecipanti di età pari o superiore a 60 anni. I partecipanti si sono impegnati nello studio attraverso l’Alzheimer Disease Research Center (ADRC) dell’Università della California meridionale (USC) e il programma di invecchiamento dell’Huntington Memorial Research Institute (HMRI).

I ricercatori hanno esaminato le funzioni cognitive dei partecipanti attraverso una varietà di test cognitivi. Hanno prelevato il liquido cerebrospinale (CSF), il liquido che circonda il cervello e il midollo spinale e campioni di plasma dai partecipanti e hanno isolato il DNA. I ricercatori hanno testato il gene APOE ε4 del DNA, un potenziale fattore di rischio per il morbo di Alzheimer. (Studio pubblicato sul National Institutes of Health – titolo: “Lo studio rivela come il gene APOE4 possa aumentare il rischio di demenza”)

I ricercatori hanno quindi esaminato i livelli di piccole particelle HDL nel liquido cerebrospinale. Hanno scoperto che livelli più elevati delle piccole particelle HDL erano associati a una migliore funzione cognitiva tra i partecipanti. Inoltre, hanno scoperto che questo risultato è lo stesso anche dopo aver tenuto conto del gene APOE ε4, dell’età, del sesso e della quantità di istruzione.

I risultati dello studio potrebbero portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per il morbo di Alzheimer.

Tuttavia, gli studiosi hanno rilevato che il loro studio aveva diversi limiti. In primo luogo, è difficile identificare quale di queste particelle abbia le proprietà protettive perché esistono molti sottotipi delle piccole HDL. Riconoscono che sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere le interazioni e le differenze tra le HDL nel cervello e quelle in circolazione generale.

(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)