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Pensioni

Pensionamento con Opzione Donna: ancora numerosi dubbi, facciamo chiarezza

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Opzione Donna è una straordinaria possibilità per andare in pensione in anticipo. Non a tutte, però, è concesso tale beneficio.

Introdotta per la prima volta dalla legge Fornero, è stata prorogata con le successive Leggi di bilancio. Anche nel 2022, dunque, si potrà usufruire di Opzione Donna, quale strumento di flessibilità in uscita, che permette alle lavoratrici di andare in pensione anticipatamente.

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È necessario, tuttavia, possedere determinati requisiti, previsti dalla legge; è, dunque, utile conoscerli e scoprire in che modo funziona tale sistema, a chi è rivolto, come si calcola l’importo della pensione e da quando decorre.

Come si accede ad Opzione Donna?

Opzione Donna è uno strumento che consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro a determinate categorie di lavoratrici. È rivolto alle lavoratrici dipendenti che abbiano compiuto 58 anni d’età e alle lavoratrici autonome che ne abbiano compiuto 59. Oltre ai suddetti requisiti anagrafici è, poi, necessario un ulteriore requisito contributivo: la maturazione di almeno 35 anni di contributi, entro il 31/12/2021.

A tale vantaggio, inoltre, possono accedere tutte le lavoratrici che risultano iscritte all’assicurazione Generale obbligatoria o a Fondi sostitutivi o esclusivi. Ne rimangono, invece, escluse quelle iscritte alla sola Gestione Separata INPS.

Coloro che possiedono tutti i presupposti entro il 31 dicembre 2021, non sono obbligate a congedarsi immediatamente. Tale diritto, infatti, si cristallizza. Cosa vuol dire? Che se ne può usufruire anche in un secondo momento. Di solito questo avviene per collezionare maggiori anni di contribuzione e, dunque, poter percepire un assegno pensionistico decisamente più ricco.

Soltanto per le dipendenti del settore scolastico la legge prevede l’obbligo di presentare domanda di cessazione dal servizio nei termini stabiliti per il personale docente. La pensione, quindi, decorrerà dal 1° settembre dell’anno successivo.

Quali contributi si valutano per Opzione Donna?

I contributi utili per il calcolo della pensione sono quelli da lavoro, da riscatto, da ricongiunzione onerosa ed, infine, i versamenti volontari. Sono, poi, valutate anche le maggiorazioni previste dalla legge n. 388/200 con accredito di contribuzione figurativa, ma solo in relazione ai periodi di astensione di maternità obbligatoria. Per il congedo parentale facoltativo, invece, è necessario il riscatto dei periodi. Infine non vengono presi in considerazione i periodi di disoccupazione e malattia.

Per Opzione Donna, inoltre, non è previsto il cumulo gratuito di contributi, così come è negata la facoltà di usufruire dei versamenti in due diverse Gestioni previdenziali, per raggiungere il requisito dei 35 anni di contributi. Questo vuol dire che il requisito contributivo deve essere maturato interamente in un’unica Gestione.

Opzione Donna: sono calcolati i contributi della Gestione separata ed il riscatto della laurea?

Non è concesso il computo dei contributi in Gestione separata. Essi, infatti, non possono essere né calcolati né cumulati per il raggiungimento del requisito contributivo dei 35 anni.

Ai fini della fruizione della pensione anticipata tramite Opzione Donna, invece, è utile il riscatto della laurea, anche agevolato.

La legge contempla anche la possibilità di versare contributi volontari. Facendone richiesta all’INPS, infatti, le lavoratrici possono versare contributi volontari e, dunque, maturare più velocemente i 35 anni di contribuzione richiesti.

A quanto ammonta l’importo della pensione?

Se si posseggono tutti i requisiti normativi e si sceglie di andare in pensione anticipatamente tramite Opzione Donna, inevitabilmente si perderanno gli anni di contribuzione versati che vanno calcolati tramite il sistema retributivo. Per tale strumento di flessibilità in uscita, infatti, il calcolo deve essere effettuato attraverso il solo metodo contributivo.

In particolare, maggiore  è il numero dei contributi corrisposti prima del 1996 e più elevato sarà il taglio sulla pensione, che può consistere anche nel 25- 30% dell’assegno.

Quali sono le regole nell’ambito scolastico?

Per le docenti, la legge prevede alcune eccezioni. Le loro dimissioni, infatti, hanno effetto da settembre, ossia dall’inizio dell’anno scolastico. Coloro che decidono di esercitare l’Opzione Donna possono congedarsi anche prima che sia intervenuta la decorrenza della pensione, restando, quindi, scoperte per alcuni mesi.

In alternativa, possono decidere di attendere un anno in più per andare in pensione ed, in tal caso, non dovranno aspettare la finestra prevista per la decorrenza.

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