Il Covid è una malattia invalidante con legge 104? La risposta degli esperti è incredibile

Finalmente dopo due anni lo stato di emergenza da Covid-19 è finito. Ma non la “malattia” che continua la sua strada.

Infatti, la variante Omicron risulta ancora contagiosa, anche se non pericolosa, sta mettendo a dura prova gli italiani. Green Pass e obbligo mascherine, ecco cosa cambia dal 1° aprile è l’articolo giusto per avere le principali informazioni su come comportarsi da ora in poi.

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Questi due anni sono stati indubbiamente difficili. Gli italiani (anzi il mondo intero) hanno affrontato situazioni che difficilmente dimenticheranno. Le conseguenze sulla salute sono tante, soprattutto per chi è stato contagiato e ha vinto la battaglia. Nell’articolo Memoria e Covid: la “nebbia mentale” preoccupa e dura anche mesi si è proprio parlato delle conseguenze che potrebbero avere le persone guarite dal Covid. Ma sono previsti aiuti per chi ha subito un trauma legato a questa malattia?

Il Covid è una malattia invalidante? La risposta degli esperti è incredibile

Un webinar organizzato dall’associazione “G. Dossetti: I Valori” a cui hanno partecipato istituzioni nazionali e internazionali, parlamentari, studiosi e medici potrebbe rispondere alla domanda. Il titolo dell’incontro è Sindrome Long Covid: non solo polmonite, gravi effetti a lungo termine per i ‘reduci’ Covid.

Silvio Gherardi, medico e presidente del Comitato Scientifico dell’onlus, sostiene che “bisogna parlare anche di cure, non solo di vaccini, nella comunicazione e nell’informazione sul COVID. Ci sono tanti pazienti che necessitano di risposte”. Continua affermando che «il Long COVID colpisce almeno 3 pazienti su 4 tra i ricoverati e si protrae fino a sei mesi dopo la malattia, con uno spettro di patologie a carico di molti organi”.

Uno studio ha evidenziato che 70% dei pazienti ha avuto sintomi che potrebbero portare a una invalidità temporanea. Solo le ricerche successive potranno chiarire se i danni saranno permanenti. A questo proposito il dottor Gherardi ricorda che “negli Stati Uniti sono state emanate delle linee guida per i medici sul post-COVID, ma questo non sta succedendo in Europa”.

Durante il webinar il giornalista Enrico Ferdinandi ha raccontato che, insieme ad altri collaboratori, ha creato il sito www.sindromepostcovid19. Lo scopo è quello di raccogliere le testimonianze di chi ha avuto il Covid o sta affrontando il post Covid-19 tramite questionari. I risultati sono incredibili. “Il 49% degli intervistati ha dichiarato di aver contratto il virus per un periodo compreso tra i 20 e i 45 giorni e durante la positività il 75% ha avuto febbre e spossatezza” ha spiegato Ferdinandi. In generale, tutti gli intervistati hanno difficoltà a gestire la vita quotidiana dopo la malattia.

“Arrivare prima, non inseguire il virus”

Questo è quanto si auspica Francesco Fedele, direttore della UOC di Malattie Cardiovascolari del Policlinico Umberto I di Roma e Responsabile del Dipartimento Cardiovascolare del Comitato Scientifico dell’Associazione “G. Dossetti: I Valori”. Aggiunge inoltre, che già dopo la prima ondata “presso il Policlinico abbiamo organizzato un poliambulatorio post-COVID, multi-specialistico, in cui operano dermatologi, pneumologi, psicologi, infettivologi e cardiologi”.

Invece, Furio Colivicchi, Presidente Designato ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) annuncia che “come cardiologi contribuiremo alla stesura delle linee guida per la gestione del post-COVID”.

Ma tutto dipende dalle Regioni. Dovrebbero essere loro a prevedere delle esenzioni da ticket per le persone che vivono la sindrome da Long Covid. Infatti, l’assessore alla sanità della Regione Puglia e virologo, Pierluigi Lopalco su questo è chiaro. Bisogna riconoscere il Long Covid come un’infezione ed è importante che sia riconosciuta come malattia ai pazienti che ne soffrono. “Il Long COVID è una cronicità a tutti gli effetti e che si è manifestata in tutta la sua durezza a causa della debolezza della nostra assistenza territoriale. C’è stato uno tsunami sulla sanità territoriale, ma dopo l’ondata pandemica è stato da subito chiaro che la vita non può riprendere come prima, per questa ragione serve riconoscere queste nuove forme patologiche” ha affermato concludendo il suo intervento.

Accordo Alto Adige e riconoscimento INAIL

In Alto Adige è stato stipulato un accordo tra Azienda sanitaria e INAIL. L’accordo permette di riconoscere come malattia professionale i danni a lungo a lungo termine conseguenti a infezioni lavoro-correlate. Secondo la dirigente medico della direzione provinciale INAIL Ornella Capozzi “sarebbe una logica conseguenza che anche i costi per l’assistenza e il trattamento dopo infezioni lavoro-correlate fossero a carico dell’INAIL”.

In sintesi, si tratta di classificare i disturbi che compaiano anche per più di 12 settimane dall’inizio della malattia. Se gli specialisti della Long Covid confermano i danni biologici le persone saranno visitate da un medico di medicina del lavoro. Tra gli accertamenti anche la visita neurologica. Questa procedura è valida anche per le persone che non si sono ammalate nell’ambito del lavoro. Con questo accordo dichiara Giovanna Pignataro, direttrice provinciale dell’INAIL “abbiamo creato una base per approfondire conoscenze mediche dopo il decorso della malattia e per sostenere la riabilitazione fisiopsichica al meglio”.

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