Il farmaco ivermectina ostacola il Covid-19? Uno studio mostra i reali effetti

Il farmaco ivermectina potrebbe davvero aiutare a ridurre i sintomi da Covid-19? Lo studio condotto in Malesia mostra tutta la verità.

Dallo scoppio della pandemia, gli esperti stanno lavorando per trovare cure efficaci per contrastare il SARS-COV-2, il virus responsabile del Covid-19. Risultati fondamentali sono stati raggiunti grazie ai vaccini, alle misure di distanziamento fisico e all’utilizzo della mascherina.

ivermectina
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Nonostante ciò, una ricerca durata 3 anni e condotta sulla popolazione di età pari e superiore ai 50 anni in Malesia, ha cercato di capire i possibili effetti benefici dell’ivermectina sui pazienti affetti da Covid-19.

Che cos’è il farmaco ivermectina e a cosa serve?

L’ivermectina è un farmaco antiparassitario, che ha la funzione di uccidere o favorire l’espulsione di vermi parassiti intestinali. Non è costoso e si può facilmente acquistare in farmacia.

Questo medicinale è divenuto molto famoso in seguito a notizie e pubblicazioni circa il suo utilizzo per la prevenzione o il trattamento del Covid-19.

Sul sito dedicato alle malattie infettive BMC è apparsa una ricerca dal titolo: “Ivermectina per prevenire i ricoveri in pazienti con Covid-19. Uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo”. In essa, gli scienziati hanno constatato che il farmaco, purtroppo, non riduce il pericolo di insorgenza di sintomi gravi nei malati; non ha nemmeno efficacia in tema di precauzione da interventi di ospedalizzazione.

Tuttavia, la prescrizione di tale sostanza si è avuta per moltissimo tempo.

La ricerca condotta in Malesia sull’Invermectina

Un ulteriore studio, realizzato da un’equipe di scienziati in Malesia, ha chiarito i reali effetti dell’ivermectina sotto tale aspetto.

Gli esiti sono stati pubblicati sulla rivista JAMA Medicina Interna, dal titolo: “Efficacia del trattamento con ivermectina sulla progressione della malattia tra gli adulti con Covid-19 da lieve a moderato e comorbidità”. Anche in questo caso, però, i ricercatori hanno scartato l’ipotesi che tale sostanza abbia impatti prodigiosi contro il Covid-19.

Il responsabile dello studio scientifico, il dottor Steven Chee Loon Lim, esperto in malattie infettive presso il Raja Permaisuri Bainun Hospital, a Ipoh, ha sottolineato come, dalle evidenze di laboratorio, l’ivermectina assunta nella fase iniziale della malattia, non ha diminuito il pericolo di insorgenza di sintomi gravi.

Sono stati analizzati circa 500 pazienti positivi al Covid, da maggio ad ottobre del 2021. Tra quelli affetti da sintomi gravi,  il 21,6% ha assunto ivermectina associato alla normale terapia di supporto prescritta dalla comunità medica, mentre il 17,3% ha assunto soltanto la terapia standard.

Il dottor Lim ha constatato che, il trattamento con tale farmaco non ha prodotto effetti statisticamente rilevanti in relazione alla ventilazione meccanica, al tasso di ricovero e mortalità, alla diminuzione dei sintomi gravi e al periodo di degenza.

Le caratteristiche dei partecipanti

Lo studio ha interessato i pazienti di 20 ospedali governativi ed un centro di quarantena in Malesia.

I volontari non erano asintomatici, in gravidanza o allattamento e non avevano utilizzato ivermectina o farmaci antivirali nei 7 giorni precedenti la ricerca. Possedevano, inoltre, un’età pari o superiore ai 50 anni ed avevano contratto il Covid-19, con sintomi da lievi a moderati, insorti entro 7 giorni dalla positività.

Gli scienziati hanno suddiviso i pazienti in 5 stadi (2 con sintomi lievi o moderati e 2 con sintomi gravi), secondo il livello clinico della malattia, in tal modo:

1) stadio 1: gli asintomatici;

2) stadio 2: i sintomatici senza polmonite;

3) stadio 3: i sintomatici con polmonite ma con un buon livello di ossigenazione nei tessuti del corpo;

4) stadio 4: i pazienti con un basso livello di ossigenazione nei tessuti, per i quali era necessaria ossigenoterapia;

5) stadio 5: i pazienti affetti da malattia allo stadio avanzato, che aveva coinvolto vari organi.

Risultati

Al termine della sperimentazione, 95 partecipanti (il 19,4%) aveva contratto sintomi gravi durante la fase di ricerca. Tra questi, 52 (il 21,6%) avevano assunto sia ivermectina sia la terapia standard, mentre 43 (il 17,3%) solo la terapia standard.

Nel secondo caso, inoltre, il periodo di insorgenza di sintomi gravi era minore (dopo 1,8 giorni) rispetto al primo (2,4 giorni) ed, in entrambe le ipotesi, non era stata evitata la degenza ospedaliera o la morte.

Per quanto riguarda la terapia intensiva, invece, 6 persone che avevano assunto ivermectina erano finite in ospedale, a fronte delle 8 curate solo con la terapia standard.

Gli scienziati, alla fine, hanno appurato che nei pazienti affetti da Covid-19 in stadio lieve o moderato, il trattamento con ivermectina nella fase iniziale della malattia, non ne aveva evitato il peggioramento.

Anche il professore William Schaffner,  della Vanderbilt University School of Medicine, a Nashville, ha condiviso i risultati della ricerca condotta in Malesia. Egli ha, inoltre, sottolineato come la lotta al Covid-19 debba avvenire ricorrendo ad altri trattamenti medici e, soprattutto, ai vaccini.

(Le informazioni presenti nell’ articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi.)