Pre-morte, cosa sogniamo prima di chiudere gli occhi per sempre: lo hanno visto

Un notevole passo avanti nella comprensione dello stato di Pre-Morte è stato fatto durante un’analisi ad un paziente. Gli scienziati hanno scoperto cosa “vediamo” prima di morire.

Indipendentemente dal proprio credo, religione, filosofia o pensiero, durante la vita si ha a che fare con quelle domande che (forse) non troveranno mai risposta. Una di queste è cosa succede al cervello poco prima di morire. Tanti sono gli studi che sono stati fatti e altrettante le varie teorie, supportate anche da chi ha avuto l’esperienza chiamata di pre-morte. Il risveglio da un coma, un grave incidente stradale, una malattia, possono portare lo stato cerebrale a livelli molto vicini al passaggio “dall’altra parte”.

cosa vediamo prima di morire

Nei racconti di queste persone si trovano spesso elementi in comune: una grande luce che li attende, una sensazione di pace talmente grande che è difficilissima da spiegare, e anche la visione di una sorta di “film” della propria vita, coi momenti più salienti. Il matrimonio, la nascita di un figlio, i flash di un’infanzia felice e spensierata.

Sebbene le testimonianze siano assolutamente sincere e portino a porsi ulteriori domande, la scienza sta cercando di spiegare con prove più tangibili cosa succeda davvero nella mente di una persona che sta per morire. E forse una scoperta casuale ci dà un’indicazione in più su questo mistero.

Cosa vediamo prima di morire: lo studio condotto alla School of Medicine dell’Università di Louisville, US.

I fatti si svolgono durante un controllo di routine ad un paziente che stava avendo un attacco epilettico. L’uomo, 87 anni, era sotto osservazione e durante l’episodio i medici hanno effettuato un elettrocardiogramma, per calcolare l’entità dell’attacco. Ad un certo punto, però, l’uomo ha avuto un infarto e in pochissimi istanti è morto. Purtroppo per lui non c’è stato niente da fare anche se si trovava in una struttura ospedaliera ben attrezzata.

Ciò che i medici hanno scoperto poco dopo, però, è divenuto oggetto di approfondimento. Perché l’esame diagnostico ha rivelato un’interessante attività cerebrale, mai registrata prima in un paziente negli istanti subito precedenti alla morte. Nei tracciati dell’elettroencefalogramma è stata individuata un’alta produzione di onde particolari, le oscillazioni gamma, già conosciute agli scienziati.

Le oscillazioni gamma, come riporta lo studio poi pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers, “Nei soggetti sani forniscono una cornice temporale per l’elaborazione delle informazioni di percezione, coscienza e memoria durante la veglia, il sogno e la meditazione”. In pratica queste oscillazioni neurali sono quelle che ci permettono di ricordare, pensare, e sognare.

La registrazione di questo fenomeno avvenuto nel paziente poco prima di morire, porterebbe a confutare la teoria secondo cui è davvero possibile vedere il film della propria vita, o ricordarsi di alcuni momenti salienti dell’esistenza terrena. Se ulteriori studi confermassero ciò, sarebbe anche una svolta per quanto riguarda l’eterna “lotta” tra scienza e religione.

Le conclusioni sul caso del paziente deceduto

Nello studio pubblicato sulla rivista, si racconta anche che: “Dopo l’arresto cardiaco, delta, beta, la potenza alfa e gamma era diminuita ma è stata osservata una percentuale più alta della potenza gamma. […] L’accoppiamento a frequenza incrociata ha rivelato la modulazione dell’attività gamma dell’emisfero sinistro da parte dei ritmi alfa e theta attraverso tutte le finestre, anche dopo la cessazione del flusso sanguigno cerebrale. […] Nonostante l’influenza della lesione neuronale e del gonfiore, i nostri dati forniscono la prima prova del cervello umano morente in un ambiente clinico di terapia intensiva non sperimentale, nella vita reale e sostengono che il cervello umano può possedere la capacità di generare attività coordinata durante il vicino periodo di morte.”

Questo scenario apre infine anche un dibattito sulle tempistiche adottate nei trapianti di organi. Sono nuovi elementi che andranno a migliorare sempre più le pratiche mediche a supporto dei pazienti. Ed effettivamente anche ad aggiungere un altro pezzettino al grande puzzle che tenta di ricostruire i grandi misteri della vita e della morte.

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