Più soldi nel 2026 con la pensione di reversibilità. La rivalutazione permetterà di avere una somma maggiore anche se non di molto.
Come ogni anno si è in attesa di conoscere la rivalutazione delle pensioni prevista a gennaio. Pochi euro in più sugli assegni, non cambieranno certo la vita ma sempre meglio averli che restare bloccati nello stesso importo. A crescere nel 2026 sarà anche la pensione di reversibilità.
La pensione di reversibilità è il trattamento pensionistico erogato ai superstiti di pensionati INPS. Come ogni altro trattamento è soggetto al meccanismo di perequazione che scatta a gennaio di ogni anno. Per l’adeguamento all’inflazione viene calcolata una rivalutazione degli assegni che varia ogni anno. La percentuale è stata piuttosto interessante nel 2023 quando la crescita spropositata dell’inflazione ha determinato una rivalutazione elevata per poi calare negli anni successivi.
Nel 2026 non bisogna aspettarsi grossi aumenti, la perequazione si prevede all’1,7% che è comunque superiore rispetto lo 0,8% del 2025. Come si traduce tutto questo? Su una pensione di 1.500 euro l’aumento sarà di 15 euro al mese al massimo. Si tratta di stime, i dati ufficiali arriveranno tra qualche mese ma comunque si può iniziare ad avere un’idea sui nuovi importi della reversibilità il prossimo anno.
La reversibilità viene erogata ai superstiti del pensionato INPS deceduto in percentuale differente in base al grado di parentela e al numero stesso dei superstiti. Per quanto riguarda la rivalutazione dell’assegno l’aumento è pieno – del 100% – solo se l’importo è inferiore a quattro volte il trattamento minimo. Poi scende al 90% fino a cinque volte il minimo e al 75% sopra cinque volte il minimo (che nel 2026 subirà l’aumento dell’1,7%).
Tenendo conto di queste indicazioni è possibile ipotizzare gli assegni di reversibilità del prossimo anno. Poniamo l’esempio di una pensione di 1.500 euro lordi destinata ad un coniuge e un figlio. Al coniuge viene riconosciuto il 60% e al figlio il 20%. La rivalutazione al 100% dell’1,7% comporterà un aumento fino a 1525,5 euro. Al coniuge, dunque, andranno 915,3 euro invece di 900 euro e al figlio 305,1 euro invece di 300 euro.
Adesso passiamo al secondo caso, una pensione dal valore più alto come 2.500 euro lordi. L’importo viene incrementato dell’1,7% al 100% solo fino a quattro volte il minimo, poi scende al 90%. Le cifre risultanti saranno 41,73 euro con aumento dell’1,7% mentre i restanti 45,20 euro verranno rivalutati con una percentuale più bassa facendo corrisponde l’incremento a 0,69 euro. In conclusione, il risultato finale sarà di un aumento di 42,4 euro mensili lordi. Il coniuge percepirà 1525,45 euro e i figlio 508,97 euro.
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