Si sta lavorando per introdurre la pensione a 64 anni senza l’utilizzo del TFR. Quali vantaggi per i contribuenti?
Nelle ultime settimane si sta molto discutendo sulla possibilità di utilizzare il Trattamento di Fine Rapporto per raggiungere i requisiti per la pensione anticipata. La proposta ha destato una serie di perplessità, legate soprattutto al timore di non riuscire mai davvero a percepire le somme spettanti.
Per tale motivo, si sta facendo strada un’ulteriore ipotesi: il pensionamento a 64 anni di età nel 2026, senza il ricorso alla buonuscita. A quali lavoratori sarebbe rivolta la misura e quali presupposti richiederebbe? Analizziamo la questione attentamente.
La Legge di Bilancio 2026 potrebbe contemplare la facoltà di andare in pensione prima dei 67 anni di età, ricorrendo alla rendita accumulata nei fondi di pensione integrativa oppure usando il TFR come rendita mensile.
In pratica, la pensione complementare e il Trattamento di Fine Rapporto potrebbero essere utilizzati per raggiungere il requisito dell’importo pari a tre volte l’Assegno sociale e uscire dal mondo del lavoro con almeno 64 anni di età e 25 di contribuzione. Attualmente, tale strumento è riservato solo ai cd. contributivi puri (ossia coloro che hanno iniziato ad accreditare versamenti previdenziali a partire dal 1° gennaio 1996), mentre se la riforma dovesse essere approvata, tutti potrebbero beneficiarne.
Non si tratta, ovviamente, di un’imposizione bensì di una libera scelta riservata ai contribuenti. Al fine di maturare il requisito della soglia minima dell’importo della pensione, potranno essere utilizzati tre espedienti:
Ma a chi converrebbe la pensione anticipata a 64 anni, secondo tale meccanismo? I benefici sarebbero sicuramente evidenti per chi ha 40 anni di contribuzione, perché riuscirebbe a raggiungere la soglia delle tre volte l’Assegno sociale senza troppe rinunce. Ma potrebbe agevolare anche coloro che hanno tra i 30 e i 39 anni di anzianità contributiva. In realtà, sono in molti i lavoratori che accetterebbero l’uso della rendita integrativa o del TFR, perché guadagnare tre anni per il pensionamento non è certo cosa di poco conto. Trattandosi di una scelta, la decisione finale spetterà agli interessati, ma aggiungere una misura per l’accesso alla pensione avrebbe indubbi vantaggi.
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