L’uso dei permessi 104 potrebbe influire sull’ammontare della pensione. A cosa bisogna prestare attenzione?
Tra le agevolazioni riservate alle persone che si prendono cura dei familiari affetti da disabilità grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge n. 104/1992, ci sono i permessi e il congedo straordinario. Si tratta di periodi di assenza dal lavoro retribuiti e coperti da contribuzione, spettante di lavoratori dipendenti (pubblici e privati).

In particolare, i permessi consistono in tre giorni di assenza mensile (frazionabili anche in ore), mentre il congedo straordinario (previsto dal Decreto Legislativo n. 151/2001) ha una durata massima di due anni, fruibile anche in maniera frazionata. Uno dei dubbi più ricorrenti tra coloro che usufruiscono di tali benefici riguarda le possibili conseguenze sulla pensione e il calcolo del relativo assegno. Analizziamo cosa stabilisce la normativa al riguardo.
Permessi e congedo 104 e diritto alla pensione: occhio al massimale!
I permessi 104 e il congedo straordinario vengono considerati ai fini della pensione, perché durante l’assenza i beneficiari sono coperti dall’accredito della contribuzione figurativa. Tali versamenti sono utili sia ai fini del diritto (ossia alla maturazione dell’anzianità richiesta per il pensionamento) sia della misura della pensione (cioè la somma spettante). È, però, necessario chiarire alcuni aspetti fondamentali al riguardo, perché c’è un’importante differenza tra permessi e congedo.

La legge, infatti, stabilisce che per il congedo straordinario sussiste un massimale di contributi figurativi, che non può essere superato. Cosa succede se non si rispetta? Dal 2011, la retribuzione e la contribuzione massime sono rivalutate ogni anno a seconda dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Questo adeguamento è stato ritenuto necessario per evitare che le prestazioni siano eccessivamente basse. Per quest’anno, tramite la Circolare INPS n. 26 del 30 gennaio 2025, l’Istituto di previdenza ha segnalato tutte le modifiche economiche relative al congedo straordinario. Nel dettaglio, il massimale fissato per il 2025 è pari a 57.038 euro (arrotondato all’unità su 57.038,42 euro); la somma è comprensiva dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. L’ammontare massimo mensile, invece, è di 3.827,03 euro, che si ottiene facendo il seguente calcolo (57.038,00:1,242):12. L’importo massimo giornaliero è di 125,82 euro, risultante dal calcolo (57.038,00:1,242):365.
Per i lavoratori dipendenti che beneficiano del congedo biennale e che superano il massimale indicato, sono previste delle sanzioni economiche. Dovranno, infatti, rinunciare a una quota della retribuzione e, di conseguenza, subiranno effetti negativi anche sulla pensione futura, perché l’assegno sarà inferiore rispetto a quello che avrebbero ricevuto se non avessero usufruito del congedo straordinario.