L’allarme arriva dagli esperti europei: acqua e vino potrebbero nascondere un rischio sottovalutato.
Bere un bicchiere d’acqua fresca o assaporare un calice di vino è un gesto quotidiano che accompagna milioni di persone in Europa. Azioni semplici, quasi rituali, che evocano benessere, convivialità e salute. Ci aspettiamo che ciò che beviamo sia puro e sicuro, frutto di controlli accurati e di una filiera trasparente.
Eppure, proprio in questi due elementi tanto comuni e simbolici della nostra cultura – l’acqua e il vino – si nasconde una presenza inattesa, che negli ultimi anni ha iniziato a destare crescente preoccupazione tra scienziati e associazioni ambientaliste. Una minaccia silenziosa che non si vede né si percepisce al gusto, ma che potrebbe avere conseguenze significative sulla salute.
Secondo un recente rapporto di PAN Europe, nelle acque potabili, minerali e persino piovane analizzate in dieci Paesi dell’Unione Europea, sono state rinvenute tracce consistenti di TFA (acido trifluoroacetico). Questa sostanza, appartenente al gruppo dei PFAS, non si degrada facilmente e tende ad accumularsi soprattutto nei liquidi, come appunto l’acqua e il vino.
I dati raccolti sono impressionanti: il 94% dei rubinetti analizzati e il 66% delle bottiglie in plastica contenevano residui di TFA. Non solo: tra il 2021 e il 2024, anche i campioni di vino hanno rivelato contaminazioni, mentre nelle annate precedenti non se ne trovava traccia. Questo suggerisce un aumento progressivo dell’uso di pesticidi fluorurati in agricoltura.
La letteratura scientifica più recente mette in discussione l’idea che i PFAS a catena corta siano innocui. Al contrario, diversi studi evidenziano rischi per la fertilità, lo sviluppo prenatale e la funzionalità di organi vitali. Proprio per questo motivo la Germania ha proposto di inserire il TFA tra le sostanze pericolose per l’apparato riproduttivo, mentre in Italia sono stati introdotti limiti specifici all’uso dei PFAS.
Quello che sorprende è l’origine del contaminante: non proviene solo dai processi industriali, ma in larga parte dai pesticidi utilizzati nei campi agricoli. La loro diffusione crescente sembra riflettersi direttamente sulla qualità delle bevande più consumate in Europa.
Il tema è ormai al centro del dibattito politico e ambientale. Alcuni Paesi hanno già imposto restrizioni sull’uso dei pesticidi più pericolosi, ma la discussione più significativa è iniziata a livello di Commissione Europea, dove si valuta la possibilità di un divieto quasi totale dei PFAS. Un passo che potrebbe segnare una svolta decisiva, ma che incontra anche resistenze da parte delle industrie agricole e chimiche.
Intanto, i dati diffusi da PAN Europe continuano a far discutere e a sollevare interrogativi: se acqua e vino non sono più immuni da contaminazioni, quali altre conseguenze dovremo attenderci nei prossimi anni?
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