Di recente le malattie cardiovascolari e anche l’infarto sono aumentati esponenzialmente. La colpa sembra non sia solo dello stile di vita.
Spesso sentiamo i medici e ricercatori che affermano quanto sia pericoloso non fare una dieta sana, o vivere un’esistenza di eccessi, perché abitudini errate portano a contrarre numerose malattie tra cui trombosi venose, arresti cardiaci, occlusioni o ictus.
In parte questo è vero, ma secondo alcuni scienziati ci sono determinate categorie di persone che rischiano molto di più. La scoperta, fatta di recente, può innescare perplessità e anche tante domande.
L’infarto miocardico un evento gravissimo che avviene quando il flusso di sangue diretto al cuore subisce un arresto, a causa di un’ostruzione arteriosa.
In Italia il numero di infarti sta aumentando vertiginosamente, e ad oggi si stimano più di 100 mila attacchi di cuore all’anno, la maggior parte dei quali si rivela fatale.
I medici sanno che molto si può fare con la prevenzione, ma secondo un team di ricercatori c’è un altro fattore da tenere in considerazione: il tipo di sangue. La scoperta è abbastanza sensazionale, perché secondo gli scienziati c’è una correlazione tra il gruppo sanguigno e le probabilità di avere problemi al cuore come occlusioni e anche infarti. Il team di ricercatori è arrivato a questa conclusione esaminando molti soggetti e dati.
La ricerca è stata pubblicata dall’American Heart Association, e in sintesi i ricercatori sostengono che chi ha il gruppo sanguigno A, B o AB ha più probabilità di avere arresti cardiaci e altri disturbi più o meno gravi al cuore. Invece chi ha il sangue del gruppo 0 sembrerebbe più protetto da questo tipo di malattie ed eventi gravi.
Più nello specifico è emerso che:
Secondo Tessa Kole, il capo del team di ricercatori, ciò deriverebbe dalla presenza di una proteina coagulante presente nei gruppi A, B e AB che manca invece nel gruppo 0, che aumenterebbe le probabilità.
La scoperta potrebbe portare a innovare anche la concezione dei farmaci. Ad esempio, un determinato farmaco potrebbe funzionare meglio o peggio a seconda del gruppo sanguigno del paziente e quindi si potrebbero ideare terapie più personalizzate.
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