L’argomento pensione è un tema molto sentito da tanti lavoratori italiani e che suscita tanta preoccupazione.
Negli anni il sistema pensionistico ha subito molte modifiche e la tanta promessa riforma stenta a decollare. Infatti, a causa prima della pandemia da Covid-19 e poi dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, l’avvio della riforma è stato posticipato più volte.
L’attuale governo aveva garantito che il 2023 sarebbe stato l’anno della riforma previdenziale. In realtà, recentemente molti lavoratori hanno scoperto che questa è rimandata al 2024. Una delusione per tutti i lavoratori che speravano di poter dire finalmente “addio” al posto di lavoro per iniziare una nuova vita.
Molti lavoratori, però, non sanno che è possibile accedere alla pensione di anzianità anche se hanno solo 15 anni di contributi. Si tratta, in verità, di una misura pensionistica anticipata e significa che si accede alla pensione prima della maturazione del requisito anagrafico che al momento è di 67 anni (per tutti i lavoratori).
Questa pensione anticipata è destinata ai lavoratori che hanno versato i contributi volontari a partire dal 1° febbraio 1991. Di solito, sono i dipendenti e i liberi professionisti iscritti all’AGO (Assicurazione generale obbligatoria) a poter richiedere questa pensione di vecchiaia, purché abbiano versato i contributi fino al 31 dicembre 1992. Inoltre, a stabilirlo è la circolare INPS numero 19 del 2023.
Supponiamo che un lavoratore o una lavoratrice abbia raggiunto i 56 anni di età e i 15 anni di contributi: quale pensione spetta? Attualmente nessuna perché il requisito anagrafico non è soddisfatto. Però, se avesse versato dal 1996 a oggi i contributi potrebbe andare in pensione al compimento dei 71 anni di età. Ma nessuna misura pensionistica si applica a questa situazione.
Qualora, invece, il lavoratore decidesse di andare in pensione a 67 anni dovrà aver maturato 20 anni di contributi. Quest’ultimo requisito sarebbe soddisfatto lavorando ancora 5 anni.
Inoltre, lasciare il mondo del lavoro scegliendo la prima situazione avrà come risultato una riduzione dell’assegno pensionistico perché l’importo sarà calcolato sui contributi versati.
Di contro, la seconda situazione è sicuramente la scelta migliore: infatti l’importo del cedolino pensionistico è calcolato sugli anni di contributi versati.
In conclusione, è importante valutare con attenzione i requisiti e la possibile riduzione dell’assegno pensionistico per decidere se accedere o meno a questa tipologia di pensione.
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