Il lavoro occasionale è una particolare tipologia di contratto con regole piuttosto precise e restrittive.
Di solito è diffuso tra coloro che iniziano ad avere i primi guadagni e che vogliono mettersi in regola comunque con il Fisco.
È anche detto prestazione occasionale perché il lavoratore effettua una collaborazione limitata nel tempo e quindi non continuativa o professionale. Inoltre, il reddito annuo non deve superare i 5.000 euro all’anno. Esempi di prestazioni occasionali sono: i piccoli lavori domestici; l’assistenza domiciliare; l’insegnamento privato supplementare.
Innanzitutto, un po’ di storia. Il contratto di lavoro occasionale è entrato tra le tipologie di contratto nel 2023 con la legge Biagi. Per essere tale, però, ci devono essere queste due condizioni inerente all’attività lavorativa. Questa, infatti:
Inoltre, la prestazione occasionale deve essere svolta in autonomia, senza continuità e non professionale. Tra l’altro non è obbligatorio che tra le parti ci sia un contratto scritto e la somma dei compensi ricevuti in un anno non deve superare i 5mila euro.
Secondo l’INPS, se il lavoratore occasionale non supera questa cifra non deve versare i relativi contributi lavorativi. Ovviamente, non accederà alle prestazioni pensionistiche o alle altre forme di tutela previdenziale.
Invece, se i compensi superano i 5.000 euro annui, il lavoratore deve obbligatoriamente iscriversi alla gestione separata INPS. Di conseguenza, dovrà anche versare i contributi per la parte che eccede il limite di reddito.
Il lavoratore al termine della prestazione deve consegnare al cliente una ricevuta con ritenuta d’acconto. I dati da inserire sono i seguenti:
Riguardo alla ritenuta di acconto quella che si applica è del 20% ed è versata dal committente. Se il lavoratore non supera i 5.000 euro netti annui sarà restituita dall’Agenzia delle Entrate oppure trasformata in crediti d’imposta. Infine, nel caso in cui la ricevuta superi i 77,47 euro si dovrà applicare una marca bollo di 2 euro che sarà versata dal committente.
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