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Pensioni

Assegno sociale, addio alla pensione se si vendere la casa: nessuno sconto per i percettori

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L’Assegno sociale presuppone il rispetto di determinati limiti reddituali. Superando tale soglia, anche con la vendita della casa di proprietà, si perderebbe il diritto alla misura.

Una puntualizzazione dell’INPS getta i percettori di assegno sociale nello sconforto. Se si avesse bisogno di vendere la casa si perderebbe la prestazione.

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I cittadini italiani e stranieri residenti in Italia possono richiedere l’Assegno sociale qualora dovessero trovarsi in condizioni economiche svantaggiose. La misura, dunque, è legata al fattore reddituale diversamente, ad esempio, dall’assegno ordinario di invalidità. Significa che per richiedere e ottenere la prestazione occorrerà rispettare determinati limiti di reddito. Una volta erogata, poi, le condizioni di accesso dovranno continuare ad essere soddisfatte oppure si perderà il diritto al versamento mensile. I citati limiti vengono annualmente stabiliti dalla Legge.

La richiesta dell’Assegno sociale è legata, inoltre, al compimento dei 67 anni di età e alla residenza consecutiva per un tempo minimo di dieci anni in Italia. Se cittadini comunitari, poi, occorrerà essere iscritti all’anagrafe comunale mentre gli extracomunitari dovranno possedere il permesso di lungo soggiorno. Prima di capire quando si perde la misura con riferimento alla vendita della casa di proprietà scopriamo qual è l’importo della prestazione nel 2023 e quali sono i limiti reddituali da rispettare.

Assegno sociale, importo e limiti di reddito nel 2023

Come ogni anno nel mese di gennaio 2023 scatta il meccanismo di perequazione ossia la rivalutazione delle pensioni con adeguamento al costo della vita. Per incrementare gli assegni si valuta l’inflazione secondo le variazioni dei prezzi individuate dall’ISTA. Ebbene, la differenza tra 2022 e 2023 è rilevante tanto da far scattare un aumento del 7,3% (a novembre ci sarà un conguaglio dato che la rilevazione definitiva ha stimato una percentuale dell’8,1%). Il Governo, poi, ha pensato di aggiungere un 1,5% per le pensioni minime in modo tale da sostenere maggiormente i cittadini in stato di bisogno arrivando, così, all’8,8% di aumento.

Nel 2023, l’Assegno sociale avrà un importo di 503,27 euro (invece di 469,03 euro del 2022). Per quanto riguarda i limiti di reddito, la misura sarà richiedibile da coloro che hanno un reddito personale inferiore a 6.542,51 euro e un reddito coniugale (se sposati) non superiore a 13.085,02 euro. L’erogazione avviene per tredici mensilità ma occorre tener conto di alcune differenze. L’importo totale sarà erogato ai disoccupati non sposati con reddito personale pari a zero e ai coniugati con reddito pari a zero.

A seconda dei redditi personali e familiari, poi, l’importo viene ridotto sottraendo dal totale il reddito percepito annualmente e dividendo il risultato per tredici mensilità.

Come si calcola il reddito

Una puntualizzazione sul rispetto dei limiti di reddito previsti per l’anno solare di riferimento – nel 2023 i presunti dell’anno in corso. L’Assegno viene inizialmente erogato con carattere di provvisorietà tenendo conto della dichiarazione rilasciata dal cittadino che avanza la richiesta. La verifica avverrà, poi, con la dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti entro il mese di luglio dell’anno successivo, quando si procederà con il conguaglio. Ma quali sono i redditi che si considerano? Quelli

  • assoggettabili IRPEF al netto dell’imposizione fiscale e contributiva,
  • esenti da imposta come le indennità per invalidi civili o gli assegni sociali del coniuge,
  • soggetti a imposta sostitutiva (interessi bancari, interessi postali, interessi CCT e di Titoli di Stato, premi, redditi di obbligazioni…),
  • redditi di terreni e fabbricati,
  • rendite vitalizie erogate dall’INAIL,
  • pensioni di guerra,
  • pensione diretta erogata da Stato estero,
  • pensioni e assegni agli invalidi civili, sordi e ciechi civili,
  • assegni alimentari.

Rimangono esclusi dal conteggio il reddito derivante dalla casa di abitazione, l’indennità di accompagnamento, i trattamenti di famiglia, sussidi economici erogati da Enti pubblici senza carattere di continuità. Se si vende casa, l’entrata economica rilevante rischia di far perdere l’Assegno sociale?

Assegno sociale e vendita della casa di proprietà, brutte notizie

La vendita della casa è considerata dall’INPS reddito rilevante nel conteggio dei limiti da rispettare per continuare a percepire la prestazione. Nel messaggio 414/2017 l’ente della previdenza sociale ha specificato come vendere l’abitazione di proprietà possa significare perdere il diritto all’Assegno sociale.

La misura, come detto, viene erogata tenendo conto della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti. Nel momento in cui si dovesse verificare una ingente entrata economica (e non si potesse provare la mancata erogazione della stessa) questa servirebbe per conteggiare l’effettivo stato di bisogno dell’anno.

L’INPS ha specificato che tra i redditi di qualsiasi natura che concorrono al calcolo del requisito reddituale bisogna tener conto dei redditi effettivi e, dunque, l’intera entrata legata alla vendita della casa costituisce, nell’anno di riferimento, reddito all’interno di questa categoria. Cosa significa? Se, ad esempio, il percettore vende l’abitazione entro cinque anni dall’acquisto non andrà computata solamente la plusvalenza ossia la quota soggetta a IRPEF come reddito “diverso”, bensì l’intero ricavato.

Questo non è ciò che la Corte di Appello di Ancona ha stabilito in una sentenza del 2005. Considerando i redditi che concorrono al calcolo solamente quelli con carattere di periodicità e consumabilità ha stabilito come irrilevante il ricavato della vendita di un immobile ai fini del riconoscimento dell’Assegno sociale.

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