Pensione anticipata ordinaria per insegnanti, puntualizzazioni sulla penalizzazione

La pensione anticipata ordinaria per i lavoratori del settore scuola e per tutti i dipendenti in generale comporta delle penalizzazioni sull’assegno? 

Le pensioni degli insegnati sono tra le più basse in Europa e decidendo di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro si rischiano importi ancora più bassi.

pensione anticipata ordinaria
InformazioneOggi.it

Un’incongruenza di base caratterizza il sistema pensionistico italiano e il suo rapporto con il mondo del lavoro. Da una parte si parla tanto della necessità di ricambio generazionale, dell’esigenza di permettere ai giovani di entrare presto a far parte del mondo del lavoro, di incrementare il numero di assunzioni per non avere un Paese in cui sempre meno persone versano contributi (con la conseguenza che non ci saranno più soldi per pagare le pensioni) e dall’altra parte si penalizzano i lavoratori che vogliono lasciare l’occupazione prima dei 67 anni. È comprensibile come lo Stato non desideri addossarsi la responsabilità di dover pagare per tanti e tanti anni la pensione ad una persona non più produttiva ma se il sistema rimarrà tale prima o poi crollerà.

Le previsioni sono pessimistiche ma soffermiamoci sull’oggi quantificando le riduzioni di importo dell’assegno pensionistico decidendo di approfittare della pensione anticipata ordinaria. Fortunatamente una buona notizia, da diversi anni nessuna riduzione è più prevista.

Pensione anticipata ordinaria, come funziona

La pensione anticipata ordinaria permette il pensionamento con 41 anni e 10 dieci mesi di contributi per le donne e 42 anni e dieci mesi per gli uomini. Via, dunque, il requisito anagrafico ma con l’inserimento di una condizione contributiva non semplice da raggiungere.

Fino a qualche anno fa, poi, era attiva una penalizzazione per sconfortare i lavoratori che desideravano andare in pensione prima della pensione di vecchiaia. Parliamo degli anni precedenti al 2017, quando il pensionamento per vecchiaia era concesso a 62 anni di età. Per disincentivare gli italiani a lasciare il mondo del lavoro la Riforma Fornero ha introdotto una serie di penalizzazioni volte a ridurre l’assegno pensionistico.

Per i lavoratori che avevano versato contributi prima del 1995 era prevista una riduzione dell’1% per ogni anno di anticipo prima dei 62 anni e del 2% per ogni ulteriore anno di anticipo. Destinatari della penalizzazioni gli importi del trattamento riguardanti la contribuzione maturata al 31 dicembre 2011. Ecco che andando in pensione a 60 anni si aveva una riduzione del 2%, a 58 anni del 6% e così via.

Da ieri a oggi

La penalizzazione riguardava tutti coloro che avevano maturato contributi prima del 1° gennaio 1996. L’obiettivo era ridurre il valore dei contributi rientranti nel sistema di calcolo retributivo, più vantaggioso. La riduzione, nello specifico, si applicava sulla quota di pensione delle anzianità contributive maturate al 31 dicembre 2011 per chi avesse un’anzianità contributiva di 18 anni al 31 dicembre 1995. Non raggiungendo i 18 anni di contribuzione, invece, la penalizzazione andava ad incidere sulla quota di pensione delle anzianità contributive versate entro il 31 dicembre 1995. Nessuna riduzione, dunque, per le pensioni calcolate interamente con sistema contributivo.

Poi c’è stato l’addio alle riduzioni con soppressione definitiva del meccanismo delle decurtazioni per i lavoratori che anticipavano l’uscita dal mondo del lavoro grazie alla Legge di Bilancio 2017. Un sollievo per tutti i lavoratori rientranti nella Legge Fornero. Attualmente, dunque, non è prevista alcuna decurtazione dell’assegno per la pensione anticipata ordinaria. L’unica perdita è quella relativa al minor numero di contributi maturati che interesserà soprattutto i lavoratori che accederanno al sistema di calcolo contributivo puro o misto.

Come si calcola la pensione anticipata ordinaria

Al pari delle altre pensioni per poter sapere l’ammontare del proprio assegno pensionistico occorrerà innanzitutto sapere che il conteggio avverrà con sistema retributivo, misto o contributivo. Per la pensione anticipata ordinaria il calcolo sarà interamente retributivo per i contributi maturati fino al 31 dicembre 2011 solamente se si sono maturati 18 anni di contributi prima del 31 dicembre 1995. Man mano che andremo avanti tale sistema andrà a sparire. Prevede il calcolo di due quote, A e B. La prima quota riguarderà le anzianità maturate fino al 31 dicembre 1992 e la seconda dal 1° gennaio 1993 in poi. Il conteggio è più vantaggioso dato che tiene conto degli ultimi anni di retribuzione.

Il sistema misto, invece, comporta il calcolo retributivo dei contributi maturati fino al 31 dicembre 2015 e quello contributivo che chi ha maturato meno di 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995. La Legge Fornero ha imposto il calcolo contributivo ai lavoratori ai quali si applicava il calcolo retributivo dal 1° gennaio 2012. Infine c’è il sistema contributivo puro.

Sistema di calcolo contributivo puro

Chi ha maturato contributi dal 1° gennaio 1996 rientra nel sistema di calcolo contributivo. Parliamo di un conteggio più svantaggioso perché tiene unicamente conto della contribuzione. Ha come riferimento il montante contributivo ossia la somma dei contributi versati annualmente con riferimento ad una specifica aliquota (33% per dipendenti, 25% per autonomi) e un coefficiente di trasformazione che dipende dall’età di pensionamento del lavoratori. Il coefficiente nel 2023 è, per esempio, pari al 5,72% per chi lascia il lavoro a 67 anni mentre per chi va in pensione a 64 anni sarà del 5,18%.

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