Pignoramento pensione minimo vitale: attenzione ai nuovi limiti nel 2023

Una persona che ha effettuato un lavoro ma non ha ricevuto l’importo dovuto può richiedere il pignoramento della pensione del debitore.

In generale, il pignoramento è l’espropriazione forzata dei beni mobili o immobili, crediti o beni del debitore che diventano disponibili a terzi.

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Quindi, il creditore che non ha ricevuto dal debitore le somme dovute nei modi e nei tempi concordati può procedere al pignoramento rivalendosi sullo stipendio o sulla pensione. Le modalità con cui il creditore può pignorare la pensione sono due. La prima direttamente all’INPS, mentre la seconda modalità è rivolgersi presso l’istituto presso cui la somma è versata ogni mese. Ricordiamo però che non può essere pignorata tutto lo stipendio o la pensione. Infatti, esiste un limite detto “mimino vitale”. Ecco cosa cambia nel 2023.

Pignoramento pensione minimo vitale: attenzione ai nuovi limiti nel 2023

Per effetto dell’inflazione si è avuto un aumento dei prezzi dell’energia e sui beni e servizi in generale e, di conseguenza, l’assegno sociale, prestazione economica destinata a tutti i cittadini che vivono in situazioni di svantaggio economico per redditi inferiori a quelli previsti dalla legge. L’assegno sociale è erogato dall’INPS non direttamente ma su richiesta dell’interessato. Per maggiori informazioni consigliamo la lettura della guida aggiornata sull’assegno sociale 2023. Prima di proseguire, è necessario chiarire che l’assegno sociale è detto anche pensione sociale, ma è completamente diverso da quella ordinario perché non esiste il requisito di contribuzione lavorativo.

In sintesi, nel 2023 l’assegno sociale è pari a 503,27 euro che saranno erogati su 13 mensilità, come gli assegni della pensione ordinaria. A causa della situazione economica tanto instabile può capitare che un beneficiario di questa prestazione diventi un debitore di qualche somma. Il creditore può chiedere il pensionamento dell’assegno sociale, ma attenzione perché ci sono dei limiti, come detto in precedenza per assicurare la sopravvivenza del debitore.

Infatti, in questo caso i limiti sono aggiornati annualmente e modificati dai tassi di inflazione. Di conseguenza, il creditore deve riferirsi all’indicazione che l’INPS rilascia ogni anno sull’assegno sociale, che diventa un parametro per porre il limite minimo vitale.

Come calcolare il minimo vitale

Come detto in apertura dell’articolo, il pignoramento della pensione può avvenire presso l’INPS oppure per il conto corrente dove è accreditata. Nel primo caso il creditore potrà pignorare fino a un quinto della pensione netta, prima però bisogna detrarre il minimo vitale. Questo è un importo pari al doppio dell’assegno sociale ma che non potrà essere mai meno di 1.000 euro.

Facciamo un esempio. Abbiamo detto che l’assegno sociale è pari a 503,27 euro, quindi il minimo vitale è 1.006,54 euro (503,27 moltiplicato per 2). Il pignoramento può essere massimo un quinto, ovvero il 20%, della parte che eccede 1.006,54 euro e per questo su una pensione di 1.500 euro può essere pignorato solo 493, 46 euro: 1.500 – 1.006,54= 493,46. Al mese l’importo sarebbe pari a 24,67 euro.

Diverso è invece se il creditore è l’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia). Infatti, in tal caso il pignoramento della pensione non è più un quinto ma, dopo avere detratto il minimo vitale, diventa:

  • un decimo se la pensione mensile non supera i 2.500 euro;
  • un settimo se la pensione mensile supera i 2.500 euro.

In realtà, il pignoramento di un quinto sarà applicato solo alle pensioni superiori a 5.000 euro, sempre a netto del minimo vitale.

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