Riforma Pensioni: la legge di Bilancio delude moltissime persone, le novità oggi

La riforma delle pensioni è un argomento ancora molto caldo per il governo che cerca di non deludere le aspettative dei lavoratori.

Ma in realtà in molti sono delusi ma una riforma che è attesa da 10 anni e che dovrebbe sostituire la rigida legge Fornero.

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InformazioneOggi

Sono in tanti a sperare che sia il 2023 l’anno fortunato per avviare i lavori sul fronte previdenziale dopo i vari blocchi che la riforma ha subito prima a causa del Covid-19 e poi per la guerra tra Russia e Ucraina. Quindi, gli addetti ai lavori sono pronti a lavorare velocemente affinché l’iter segua il suo iter senza troppi intoppi per far sì che la legge sia approvata in estate. Con queste tempistiche, la normativa relativa alle nuove pensioni sarà valida a partire dal 1° gennaio 2024.

Pensioni: in tema previdenziale la legge di Bilancio delude moltissime persone

Per quest’anno, però, i lavoratori devono accontentarsi delle norme sulle pensioni inserite nella legge di Bilancio ed entrate in vigore il 1° gennaio 2023. Come si ricorderà la manovra economica aveva approvato la proroga di Ape Sociale e Opzione donna e la creazione di una nuova misura: Quota 103.

In molti hanno storto il naso davanti a queste misure di pensionamento anticipato. Infatti, mentre Ape Sociale è rimasta invariata, Opzione donna ha subito così tante modifiche riguardo requisiti e condizioni di accesso che è diventata una nuova misura pensionistica.

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Invece, Quota 103 ha di fatto sostituito Quota 102 andata in soffitta il 31 dicembre 2022 e come per le precedenti quote anche questa sarà valida solo per un anno. Potranno accedere i lavoratori che avranno compiuto i 62 anni di età e versato 41 anni di contributi. Inoltre, prevede che l’assegno mensile pensionistico non potrà superare 5 volte il trattamento minimo (2.100 euro nette mensili) fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Ricordiamo, che attualmente si raggiunge a 67 anni di età.

Conseguenze dei tagli sull’assegno pensionistico

A causa dei costi il sistema delle perequazioni delle pensioni ha subito una modifica che ha salvato dall’inflazione soltanto le pensioni fino a 1.600 euro nette. Invece, sono gli assegni pensionistici con importo medio che hanno subito dei tagli e quindi quelli sui quali, di fatto, pesano di più le imposte fiscali.

Insomma, per gli esperti in previdenza il governo non ha fatto bene i calcoli mancando gli obiettivi sulle pensioni e deludendo molti lavoratori.