Panico immobiliare: primi segnali del calo dei consumi creano ansia e preoccupazione

Primi segnali del calo dei consumi a seguitò delle politiche monetarie restrittive nella lotta contro l’inflazione? L’effetto può scontarsi rapidamente sui prestiti a lunga scadenza.

L’indice destagionalizzato della produzione industriale italiana diminuisce dello 0,3% a novembre rispetto al mese precedente, con il trimestre che cala dell’1%.

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Pil, consumi e lavoro possono cominciare a mostrare incertezze profonde con effetti su prestiti e mutui. Ad anticipare questa tendenza ci sono gli Stati Uniti con un mercato immobiliare precursore dell’economia globale.

La dinamica negativa è estesa a quasi tutti i settori, con l’eccezione dei beni strumentali. Si profila lo spettro della recessione? Se in Italia i consumi rappresentano il 60% del Pil negli Stati Uniti questi valgono circa 85%.

Oggi l’attenzione degli investitori torna sui prezzi delle case. Guardando l’indice S&P Case-Shiller US National Home Price Index possiamo notare che è passato da un valore di circa 140 nel 2012 a oltre 300 nel 2022. Si tratta di una crescita maggiore del 100% in 10 anni.

L’effetto dei tassi di interesse sui mutui negli Stati Uniti, può scatenare l’insolvenza dei mutuatari?

È l’effetto di tassi di interesse prossimi allo zero della politica monetaria espansiva applicata successivamente alla crisi dei mutui che ha portato la grande recessione del 2008. Negli Stati Uniti i tassi dei mutui a 30 anni, secondo l’agenzia federale Freddie Mac, hanno già raggiunto il un picco che non si registrava da novembre 2008. In modo simile, l’indice di sostenibilità dei mutui che misura la solvibilità delle famiglie in relaziona ai redditi rispetto ai mutui trentennali ha toccato gli stessi livelli che hanno preceduto la grande recessione.

Se oggi il mercato è nuovamente in contrazione, con l’aumento dei tassi il Pil può contrarsi in maniera progressiva durante tutto il 2023.

Il segretario al Tesoro Janet Yellen ha detto venerdì che gli Stati Uniti probabilmente raggiungeranno il limite di debito sancito per legge, pari a 31,4 trilioni di dollari il 19 gennaio. Questo costringerà il Tesoro a lanciare misure straordinarie di gestione della liquidità che possono prevenire il default fino all’inizio di giugno.

“Una volta raggiunto il limite, il Tesoro dovrà iniziare a prendere alcune misure straordinarie per impedire agli Stati Uniti di non adempiere ai propri obblighi”, ha detto Yellen in una lettera al nuovo presidente della Camera dei rappresentanti repubblicana Kevin McCarthy e ad altri leader del Congresso. Ha esortato i legislatori ad agire rapidamente per aumentare il tetto del debito proteggendo la piena fiducia nel credito degli Stati Uniti.

Mercato immobiliare italiano: mutui più costosi e difficili da sostenere, ma il sistema sembra solido

Anche in Italia, in misura minore dato un indebitamento meno aggressivo, l’aumento dei tassi rende sul fronte immobiliare i mutui più costosi e difficili da sostenere. Questo, unito ai prezzi al consumo più elevati, può portare a una crisi immobiliare e più in particolare di insolvibilità dei mutuatari.

Con il crollo la produzione per i beni di consumo, che scendono del -2,6% su base annua, c’è un pessimo segnale per la nostra economia che tuttavia non sembra ancora incidere sulla solvibilità dei finanziamenti.

Si tratta di una possibilità per ora poco manifesta se non sui numeri degli indicatori. La crisi del 2008 ha portato molta più prudenza, maggiori regole e un rischio di contagio meno alto. I mercati finanziari già venduti abbondantemente non rischiano di trascinare con sé investitori e istituzioni ingenuamente esposte in attesa di nuovi guadagni.

Le banche oggi sono molto più caute nel concedere credito. Prendendo ad esempio gli Stati Uniti, in cui emergono in modo più marcato le tendenze economiche; attualmente il 99,5% dei mutui in sono pagati al massimo entro tre mesi dalla scadenza. Non c’è, insomma, nessun segno di una possibile valanga di mancati pagamenti con immobili che finiscono all’asta. Per quanto riguarda le vendite invece a settembre 2022 un immobile restava in media sul mercato sette mesi contro i 9 del 2019.