Bonus raccolta differenziata, di cosa si tratta e chi è può fare domanda

Il bonus raccolta differenziata è una misura che serve a incentivare lo smaltimento dei rifiuti e a premiare le aziende più virtuose.

In realtà, non si tratta di un nuovo incentivo perché la misura era stata erogata anche in precedenza.

bonus raccolta differenziata
InformazioneOggi

Quindi, come si differenzia dal precedente? Quest’anno il governo Meloni ha proposto la misura aumentando le risorse: 10 milioni di euro in due anni. Il bonus sarà erogato tramite credito di imposta. Ecco chi potrà beneficiare di questo incentivo.

Bonus raccolta differenziata: di cosa si tratta e a chi è destinato questo nuovo incentivo

Sensibilizzare sul tema dei rifiuti è argomento importante che molte regioni cercano di incentivare tramite sia bonus nazionali sia bonus comunali. Per esempio, Caivano un comune in provincia di Napoli, ad agosto ha avviato una iniziativa a favore dell’ambiente erogando bonus rifiuti a punti. Lo scopo è quello di far rispettare la raccolta differenziata con un incentivo economico.

Nel 2023 prosegue l’impegno dei cittadini e delle imprese a ridurre la quantità dei rifiuti per migliorare la situazione ambientale. Per questo il governo continua a erogare il bonus raccolta differenziata destinata soprattutto alle aziende. Lo scopo è incentivare le aziende a utilizzare imballaggi riciclati da utilizzare per i propri prodotti.

Alle aziende più virtuose il governo garantisce un credito di imposta al 36%. Per ottenere questo sgravio fiscale le aziende dovranno dimostrare di aver acquistato imballaggi riciclati, quindi biodegradabili e compostabili.

La normativa di riferimento è la UNI EN 13432:2002, mentre i materiali da utilizzare e validi per richiedere l’incentivo sono:

  • alluminio;
  • carta;
  • plastica;
  • vetro.

In sintesi, l’azienda che documenta le spese ha diritto a uno sgravio fiscale del 36% erogato come credito di imposta sul totale dei costi sostenuti. Questi, non dovranno superare i 20mila euro e andranno inserire, poi, nella dichiarazione dei redditi. Ricordiamo che tale somma non è tassabile perché non sarà inclusa né nell’IRAP né in qualsiasi altro reddito.

Requisiti, condizioni e richiesta del bonus

È il governo che stabilisce i requisiti e le condizioni che le aziende devono possedere per ottenere in bonus raccolta differenziata.

Come detto in precedenza, il bonus raccolta differenziata, era già presente nella legge di Bilancio 2019. Attualmente, però, per conoscere i requisiti, i criteri e le condizioni della fruizione del credito di imposta bisogna ancora aspettare il decreto attuativo.

Infatti, saranno i ministeri dell’Ambiente e della sicurezza energetica, delle Imprese e del made in Italy e dell’Economia e delle Finanze a definire i requisiti tecnici e le certificazioni idonee. Il tutto per attestare l’effettiva sostenibilità ecologica dei prodotti utilizzati, secondo la normativa italiana e nazionale.

Per beneficiare del bonus l’azienda interessata dovrà utilizzare l’apposito modello F24 scaricabile dal sito della Agenzia delle Entrate. In seguito, dovrà essere inviato in modalità telematica.

L’impresa può inviare tutta la documentazione direttamente oppure può valersi dell’aiuto di un intermediario, per esempio di un commercialista.

Altre misure in favore dell’ambiente

Il governo Meloni, oltre al rifinanziamento del bonus raccolta differenziata, per il 2023 prevede altre misure in favore dell’ambiente.

Per esempio, ha stanziato risorse pari a 160 milioni di euro per il Fondo per il contrasto al consumo di suolo. Il contributo potrà essere utilizzato fino al 2027 e servirà per programmare e finanziare interventi su suoli degradati o in via di degrado in ambito urbano e periurbano.

Un’altra misura è il cosiddetto programma Mangiaplastica finanziato con 110 milioni di euro, nell’arco di 4 anni. Lo scopo è realizzare interventi sui sistemi fognari e depurativi per il trattamento delle acque reflue urbane.

Infine, stanziando risorse per 12 milioni di euro il governo ha deciso di realizzare nuovi laboratori per l’ISPRA, ossia l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.