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Pensioni

Con Quota 41 per tutti quanto si prende di pensione? La verità sull’assegno INPS

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Quota 41 per tutti è la principale opzione alla pensione di vecchiaia voluta dalla Lega di Matteo Salvini, ma ancora non in vigore.

Da non confonderla con la misura già presente (quella per i lavoratori precoci per intendersi) non è stata inserita nella manovra finanziaria per l’alto costo della sua realizzazione: circa 5 miliardi di euro all’anno.

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Infatti, è noto che riguardo alle pensioni, se la riforma per il momento è rimandata al 2024, alcune misure sono state prorogate, come Ape Sociale e Opzione donna. Quest’ultima però subirà però alcune modifiche. Tra l’altro, il 1° gennaio 2023 entrerà in vigore Quota 103 destinata ai lavoratori che potranno lasciare il mondo del lavoro con 62 anni di età e 41 di contributi. Per la Lega Quota 41 per tutti potrebbe essere approvata entro il 2026.

Con Quota 41 per tutti quanto si prende di pensione? Ecco come calcolarla

Come si diceva, esiste già una Quota 41 riservata ai lavoratori precoci, ovvero ai lavoratori che hanno 41 anni di contributi, di cui uno maturato almeno prima dei 19 anni. Questa misura però non è per tutti i lavoratori ma solo per determinate categorie, come:

  • caregiver;
  • invalidi civili;
  • lavoratori con mansioni gravose o usuranti.

La futura Quota 41, invece, sarà per tutti i lavoratori e non terrà conto neanche dell’età anagrafica. Per calcolare quando sarebbe l’imposto del cedolino dobbiamo andare nel campo delle supposizioni. Il calcolo si baserà sul sistema misto:

  • retributivo per calcolare gli anni di contributi versati prima del 1996;
  • contributivo per calcolare gli anni versati dopo il 1996 a oggi.

Poi, dopo aver calcolato le due quote queste andranno sommate per ottenere il risultato dell’assegno pensionistico.

Primo esempio

Lavoratore con 65 anni di età, 15 anni di contributi versati prima del 1996, 26 anni di contributi versati dal 1196 a oggi, 28mila euro di retribuzione lorda annua.

Con la prima quota si moltiplica l’aliquota del 2% per 15 anni di contributi versati il risultato e si ottiene il 30% di 30mila euro di retribuzione lorda annua, pari a 9mila euro.

Invece, con la seconda quota tiene conto del montante contributivo, ovvero la quota delle retribuzioni accantonate ogni anno. Di solito è il 33% della retribuzione lorda annua. In sintesi, il 33% di 28mila euro è 9.24 euro che moltiplicato per 26 (anni contributivi) dà come risultato 240.240 euro (montante contributivo).

A questo valore deve essere applicato il coefficiente di trasformazione in base all’età. Il lavoratore ha 65 anni, perciò, il coefficiente corrispondente è 5,220%: quindi 5,220 di 240.240 euro è 12.540 euro.

Ora sommando i due risultati (9mila e 12.540 euro) si avrà l’importo lordo annuale della pensione: 21.540 euro, ovvero circa 1.600 euro lordi al mese, pari a un assegno compreso tra i 1.250 e i 1.300 euro netti.

Secondo esempio

Nel secondo esempio teniamo tutte le informazioni ma abbassiamo l’età del lavoratore a 62 anni. In questo caso, il coefficiente di trasformazione è 4,770%, quindi più basso, così come più bassa sarà l’importo della pensione lorda annua: 20.500 euro, pari a 1.570 euro lordi mensile che corrispondono a una cifra tra i 1.150 e i 1.200 euro netti al mese.

Terzo esempio

In questo caso, invece, supponiamo di avere un lavoratore di 65 anni con una retribuzione lorda annua di 25mila euro, ma lasciamo invariati gli anni di contributi. In sintesi, l’importo della pensione è di circa 19.600 euro lordi annui, ovvero circa 1.500 euro lordi al mese e quindi compreso tra i 1.150 e i 1.200 euro netti al mese.

Qualora l’età del pensionato fosse di 62 anni la pensione sarebbe di 18.600 euro lordi annui, ovvero di 1400 euro lordi mensili, perciò di 1.000 euro netti al mese.

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