BTP e materie prime: la guerra influisce sulle quotazioni e lascia spazio all’inflazione

Le materie prime e poi le obbligazioni sono state sotto i riflettori come non succedeva da tempo.

Il conflitto in Ucraina ha accentuato tutte le dinamiche di mercato che ne avevano sancito l’aumento dei prezzi e a causa di ciò il crollo delle quotazioni dei Titoli di Stato.

rendimenti inflazione
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Si tratta di due asset correlati in modo indiretto in relazione con una variabile che ne sta influenzando pesantemente le quotazioni. La guerra commerciale con la Russia limita l’offerta di materie prime influendo così su una parte consistente degli aumenti dei prezzi al consumo. Se il paniere dei beni aumenta di prezzo l’effetto si sconta sulla domanda di Titoli di Stato incapaci di compensare con le cedole il livello dell’inflazione.

La guerra in Ucraina ha esacerbato una crisi energetica che aveva già mostrato i primi effetti sul mercato del gas. In seguito, ha provocato un’altissima volatilità nel mondo delle materie prime agricole: Russia e Ucraina infatti sono tra i maggiori produttori ed esportatori al mondo di grano. L’Ucraina è al settimo posto nel mondo per la produzione di grano tenero, utilizzato per fare il pane.

Quale sarà l’aspettativa sulle materie prime nel 2023?

La risposta non è fine a sé stessa ma ci aiuterà a capire le influenze sulle quotazioni delle obbligazioni sovrane; tra queste i BTP indicizzati all’inflazione.

Le quattro commodity più volatili nel 2023 saranno petrolio, argento, grano e oro.

Mentre l’incursione militare ha accelerato la tendenza rialzista dei futures sul grano la tendenza ciclica vede ogni inizio anno come un momento per valutare le aspettative produttive di questo cereale. Dipenderà quindi dalle condizioni meteorologiche oltre che di sanzioni, embarghi, strozzature della catena di approvvigionamento e sfide logistiche.

In un anno il prezzo del frumento duro è aumentato del 80%, il frumento tenero è salito del 40%, prima a causa della ripresa dei consumi nei paesi usciti per primi dalla pandemia che hanno fatto incetta di cereali. Successivamente la mancanza di fertilizzanti e carenza di manodopera per l’attività di semina e raccolta ha rafforzato il trend rialzista. La produzione agricola dipende fortemente da dell’effetto di fertilizzanti e pesticidi.

Petrolio argento e oro: tre materie prime su cui diversificare il rischio

Per quanto riguarda queste materie prime si tratta di una triade che si distingue in modo particolare per la correlazione con la crescita economica. Dati come quelli sul PIL o sulla produzione industriale influenzano le quotazioni del petrolio e dei metalli preziosi. In caso di variazioni negative il petrolio risente dei ribassi della domanda causata dalla riduzione dei consumi; al contrario una crisi economica è in grado di aumentare la domanda per i beni rifugio come oro e argento.

Tra le tre quella più volatile rimane sicuramente il petrolio anche in quanto soggetto alle incertezze dovute all’embargo, alla domanda cinese e alle variazioni programmate della produzione. Per questi motivi il petrolio può essere un buon indicatore su quella che sarà l’inflazione in termini di variazioni positive o negative dei consumi o ricaduta indiretta sui costi di produzione.

In questo contesto i Titoli di Stato come i BTP indicizzati risultano i titoli più direttamente esposti. Se i prezzi sono scesi velocemente nelle ultime sedute, guardando al medio termine vi sono elevate probabilità che risalgano. Il BTP Italia come gli altri Titoli di Stato è esposto alle incertezze economiche e ai timori che le Banche centrali continuino a inasprire la stretta monetaria.

La correlazione tra BTP materie prime e inflazione

Non è detto che l’inflazione alla fine salirà ulteriormente; chi ha sottoscritto i BTP Italia si trova oggi con un titolo che può diventare un fardello nei prossimi anni.

Tutto dipenderà dall’evoluzione delle condizioni di mercato e dall’aumento dei rendimenti che dipendono da una cedola minima del 1,6% che aumenta in base all’inflazione calcolata sull’indice FOI.

Il Ministero dell’economia e delle finanze ha recentemente indicato il coefficiente di indicizzazione per l’ultima cedola semestrale del Btp Italia giugno 2030. Il valore di riferimento al 28 dicembre 2022 della cedola che è stata staccata in quel giorno è pari al 7,23%.

Il numero indice per calcolare le cedole è basato sul FOI e usato come base per il calcolo del coefficiente di indicizzazione. Al momento sembra che tutto funzioni per compensare la gran parte dell’erosione dell’inflazione acquisita il cui ultimo valore è pari all’8,1%.