Legge 104: i contributi figurativi sono un pericolo per la pensione? La scoperta è sconvolgente

Per i beneficiari della Legge 104, i contributi figurativi potrebbero avere effetti dannosi per la pensione e provocare penalizzazioni sull’importo.

Ai sensi della Legge 104, nel caso di fruizione del congedo straordinario biennale per prestare assistenza ad un familiare disabile, i giorni di assenza sono coperti dalla contribuzione figurativa.

legge 104
InformazioneOggi.it

Questo vuol dire che non solo sono indennizzati come se il dipendente avesse regolarmente prestato attività lavorativa, ma vengono computati ai fini della maturazione del diritto e della misura della pensione. In tal caso, infatti, è l’INPS che provvede al pagamento dei contributi.

Ci sono, tuttavia, dei casi in cui non conviene ricorrere ai contributi figurativi. Scopriamo quali sono.

Consulta anche il seguente approfondimento: “Assegno ordinario di invalidità o contributi figurativi? La scelta è necessaria in questo caso“.

Legge 104: quando i contributi figurativi penalizzano la pensione

I giorni di permesso da lavoro per usufruire del congedo straordinario sono retribuiti al pari di quelli in cui si lavora effettivamente ed, inoltre, l’INPS copre tale periodo dal punto di vista contributivo.

Per i possessori di Legge 104, tuttavia, non è sempre utile ricorrere ai contributi figurativi. Per esempio, non lo è se si percepisce un reddito superiore a 37.341 euro, cioè 102,30 euro al giorno. In tale ipotesi, infatti, è prevista una penalizzazione sulla pensione. Bisogna, inoltre, prendere in considerazione anche la contribuzione dovuta (che deve corrispondere al 33% della retribuzione totale). Per l’anno in corso, il tetto massimo di contributi figurativi è di 12.322,53 euro.

Sommando, quindi, il limite reddituale e quello contributivo (cioè 37.341 euro più 12.322,53 euro), la soglia annua è di 49.633,38 euro. Significa che, con un reddito di circa 37 mila euro, non si possono superare i 12.322,53 euro di contribuzione figurativa. L’eccesso, dunque, andrà perso.

Quando i contributi figurativi possono essere dannosi: esempio

Un esempio può agevolare la comprensione del meccanismo appena descritto. Tizio è un dipendente con un reddito annuo lordo di 50 mila euro e decide di richiedere il congedo straordinario biennale, per assistere un familiare disabile grave.

Poiché supera il tetto reddituale giornaliero di 102,30 euro, perderebbe circa 26 mila euro di stipendio. Allo stesso tempo, anche la contribuzione scenderà. Senza congedo, infatti, avrebbe diritto a 16.500 euro di contributi l’anno. Col congedo, invece, il limite è sempre 12.322,53 euro. Di conseguenza, la perdita nei 2 anni sarebbe di circa 8 mila euro.

Tutto questo ha degli impatti negativi anche sulla pensione. Con il sistema contributivo, 8 mila euro di trattamento corrispondono a circa 446 euro l’anno (per il pensionamento ordinario a 67 anni), dunque circa 40 euro lordi al mese.

Se, invece, non si oltrepassa il limite reddituale, l’agevolazione della Legge 104 comporta solo vantaggi. Il beneficiario, infatti, continuerebbe a percepire lo stipendio e non avrebbe problemi dal punto di vista contributivo.

Leggi anche il seguente articolo: “Invalidità e contributi figurativi: attenzione non sempre sono utili, la verità che non dicono“.

Come evitare penalizzazioni: il riscatto

Il lavoratore ha due opzioni a disposizione, per evitare gli svantaggi derivanti dalla fruizione del congedo straordinario e integrare i contributi figurativi persi:

  • il riscatto;
  • il versamento dei contributi volontari (previsto dall’ 44 D.lgs. 151/2001).

Il riscatto dei periodi non coperti da versamenti previdenziali è previsto dall’art. 20, commi 1-5, del Decreto Legge n. 4 del 28 gennaio 2019, convertito con modificazioni in Legge n. 26 del 28 marzo 2019.

È uno strumento che consente di riscattare, per massimo di 5 anni, periodi non soggetti a obbligo contributivo e non coperti da contribuzione. I 5 anni oggetto di riscatto possono essere anche non continuativi, ma devono essere compresi tra il 31 dicembre 1995 e il 29 gennaio 2019.

La richiesta di riscatto va inoltrata all’INPS in modalità telematica, tramite il sito web dell’Ente. In alternativa, è possibile richiedere assistenza ad un CAF o Patronato.

Legge 104 e versamento dei contributi volontari

Il secondo metodo per recuperare i contributi persi è il versamento dei contributi volontari. Questo strumento è utile soprattutto per coloro che hanno perso il lavoro ma che desiderano continuare versare la contribuzione per maturare il diritto alla pensione.

I contributi volontari, inoltre, sono consentiti anche nel caso in cui l’attività lavorativa (subordinata o autonoma) non sia cessata per:

  • sospensione dal lavoro, assimilabile all’interruzione o alla cessazione (per esempio, l’aspettativa per ragioni familiari);
  • interruzione del rapporto di lavoro prevista dalla legge o da contratti successivi al 31 dicembre 1996 (per esempio, congedi per formazione, aspettativa non retribuita per motivi privati o malattia, sciopero);
  • attività svolta con contratto di lavoro part-time, compiuta a copertura o integrazione dei periodi di lavoro ad orario ridotto;
  • integrazione dei versamenti per lavoro agricolo, con iscrizione per meno di 270 giornate complessive di contribuzione;
  • assenze non coperte da contributi figurativi per mancanza o interruzione dei requisiti, come nell’ipotesi del superamento della soglia reddituale per il congedo straordinario.

Possono essere autorizzati al versamento dei contributi volontari anche:

  • i lavoratori e i pensionati iscritti a forme di previdenza diverse da quelle dell’INPS, prima del 1° luglio 1972;
  • i coltivatori diretti, mezzadri e coloni iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria prima del 19 febbraio 1983;
  • gli artigiani e i commercianti iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria prima del 1° marzo 1983;
  • i liberi professionisti iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria prima del 19 febbraio 1983.

Per l’autorizzazione, è necessario provare di possedere almeno 5 anni di contributi (dunque, 260 contributi settimanali oppure 60 contributi mensili), a prescindere dal periodo in cui sono stati versati. In alternativa, bisogna possedere almeno 3 anni di contributi, nei 5 anni precedenti la data di inoltro della domanda.