Criptovalute da incubo: il fondatore di FTX rischia l’ergastolo, il portafoglio a rischio

È trascorso solo un mese da quando Sam Bankman-Fried, il fondatore dell’exchange FTX ha dichiarato bancarotta. Si tratta di uno dei più grandi e rapidi fallimenti della storia delle criptovalute.

Sono circa otto miliardi di dollari che i clienti potrebbero mancare di ricevere. In questo contesto c’è ancora spazio per la fiducia e gli investimenti sulle criptovalute?

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Bankman-Fried è stato arrestato alle Bahamas il 12 dicembre su richiesta del governo USA. Il giovane imprenditore è accusato con otto imputazioni; tra queste: frode telefonica contro clienti, istituti di credito e investitori, nonché riciclaggio di denaro e frodi su materie prime e titoli.

Tutto è ancora da contestualizzare in un processo; tuttavia, le quotazioni delle criptovalute sono crollate senza possibilità di recuperare verso livelli dell’inizio dello scorso anno.

A maggio, quando il mercato delle criptovalute è crollato, FTX ha dirottato miliardi di attività dei clienti verso Alameda, holding dai gestita Bankman-Fried poi fallita insieme a FTX.

Ecco perché Bankman-Fried rischia l’ergastolo secondo la giurisprudenza USA

Bankman-Fried ha praticamente usato l’hedge fund come il suo salvadanaio personale lasciando esposti non solo i suoi clienti ma anche i suoi finanziatori ignari di tutto. Una appropriazione indebita senza riguardi che ha lasciato tutti sorpresi e che ha fatto subito pensare a Bernard Madoff. Si tratta del noto finanziere che con uno schema Ponzi ha frodato per anni la creme di Wall Street. Madoff oggi deceduto era stato condannato nel 2009, a 150 anni di prigione per avere frodato circa 13 miliardi di dollari.

Secondo le linee guida della giurisprudenza Usa si tratta di un valore molto superiore al minimo necessario, qualche centinaio di milioni, per la condanna all’ergastolo. Ciò significa che il responsabile di FTX rischia la stessa sorte; Le autorità hanno stimato il costo della presunta frode di Bankman-Fried intorno a 8 miliardi di dollari.

La situazione rimane sospesa mentre Bitcoin la più importante criptovaluta per capitalizzazione scambia intorno ai 16 mila dollari. È un valore relativamente basso che sta mettendo a rischio per la durata del ribasso altri attori sul mercato come Binance.

Exchange e società sulle criptovalute: i ribassi non sono sostenibili a lungo termine

Il più grande Exchange al mondo sta affrontando le verifiche sulle riserve finanziarie detenute utili a sostenere i fondi dei clienti. La settimana scorsa la società ha visto miliardi di dollari di criptovalute defluire dalla piattaforma.

Attualmente, non sembrano esserci indizi di insolvenza; tuttavia, la situazione non è delle migliori per lasciare che possa trapelare tra gli investitori anche solo un sospetto simile.

I mercati sono estremamente nervosi e le aspettative ribassiste rimarranno tali per le criptovalute anche e soprattutto nel 2023. Non ci sono motivi un ripiegamento dei volumi in vendita almeno finché la Federal Reserve non cambierà per prima la sua politica monetaria rispetto alle altre banche centrali.

I fattori che potrebbero influenzare negativamente i prezzi delle criptovalute nel 2023 sono vari. Oltre agli Exchange indebitati, nuove pressioni ribassiste deriveranno dai prezzi dell’energia fattore fondamentale per il funzionamento del mining sul Bitcoin e altre criptovalute.

L’influenza negativa del caso FTX può protrarsi a lungo

Nel 2023 le criptovalute continueranno a subire l’influenza negativa del caso Ftx che potrebbe far emergere altre irregolarità correlate ad altri operatori del settore. Il crollo della società fa sorgere seri dubbi sul fatto che il modo in cui sono stati amministrati i fondi non sia frutto di un comportamento isolato. L’assenza di una regolamentazione chiara in merito può aprire nuovi sospetti in grado di diffondere il panico tra gli investitori.

A tutto si aggiunge un rallentamento dell’attività economica a livello globale; per i token digitali sarà sicuramente un nuovo anno molto difficile. È il caso di limitare fortemente l’esposizione al rischio e ridimensionare le aspettative di nuovi aumenti di prezzo vertiginosi, simili a quelli raggiunti nel 2021.

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