La buonuscita è una somma di denaro spettante ad alcune tipologie di lavoratori pubblici, per effetto della cessazione dell’attività lavorativa nella PA.
L’indennità di buonuscita (detta anche IBU) è un trattamento di fine servizio che viene riconosciuto ad alcuni lavoratori pubblici.
Tale prestazione non va confusa con il TFR, il Trattamento di Fine Rapporto. Quest’ultimo, infatti, spetta, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, ai dipendenti privati e ai lavoratori della Pubblica Amministrazione con contratto a tempo indeterminato, assunti dopo il 31 dicembre 2000. Sono esclusi, invece, i dipendenti di settori non interessati dalla privatizzazione.
Coloro che hanno diritto alla buonuscita, tuttavia, possono ricevere il TFR come alternativa, nelle ipotesi in cui abbiano scelto di aderire ad un Fondo di previdenza complementare.
Consulta anche il seguente articolo: “Indennità di buonuscita: tassazione agevolata e pagamento INPS, tutti i dettagli“.
I lavoratori destinatari della buonuscita sono, nello specifico, i seguenti:
Come si calcola l’indennità di buonuscita? Si moltiplica 1/12 dell’80% della retribuzione contributiva annua utile lorda, ricevuta al momento alla cessazione dell’attività, per il numero di anni utili per il calcolo.
La retribuzione contributiva annua utile lorda, inoltre, comprende anche la tredicesima e, dal 1° maggio 2014, non può superare i 240 mila euro. Infine, ogni frazione di anno maggiore di 6 mesi vale come intera annualità, mentre quelle minori di 6 mesi non sono prese in considerazione.
Per la determinazione della buonuscita, sono validi i servizi:
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Per la concessione della buonuscita non è necessario presentare alcuna domanda. La prestazione, infatti, è versata d’ufficio, nel caso di cessazione del rapporto di lavoro, con accredito sul conto corrente del beneficiario o su altro mezzo di pagamento elettronico provvisto di IBAN.
Il denaro è pagato in una o più tranche, in base all’importo totale. Nello specifico:
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