Pensione di reversibilità e reddito alto: l’INPS può tagliarla

Quando si parla di pensione di reversibilità i quesiti possono essere molti, ma chi ha un reddito alto può perderla? Ecco cosa c’è da sapere e cosa può fare l’INPS

Spesso, quando si parla di pensione di reversibilità i quesiti possono essere davvero molti, ad esempio se si ha un reddito alto questa si può perdere? Ecco cosa è necessario sapere e come si comporta l’INPS.

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La pensione di reversibilità viene data alle persone che perdono la propria moglie o marito e questo/a percepiva la pensione. Solitamente, la cifra corrisposta è del sessanta per cento, ma può mutare dal momento che è strettamente collegata al reddito del beneficiario.

La misura in questione, infatti, può variare ogni anno, ma vi è una possibile tutela.

Pensione di reversibilità e reddito alto: come funziona?

Ma la pensione di reversibilità spetta anche ai figli maggiorenni? In alcuni casi, ma ecco cosa c’è da sapere in merito.

Ritornando all’argomento cardine di questo articolo, secondo quando riportato dal sito online proiezionediborsa.it, la misura è del sessanta per cento rispetto al totale della pensione percepita dal soggetto defunto.

Se però il beneficiario ha altri redditi oppure un lavoro la percentuale può mutare diventando così più bassa.

Il reddito non deve essere superiore a 20.429,37 €. Bisogna però fare attenzione in questo il reddito indicato fa riferimento all’anno in corso, al momento non si sa se con il nuovo esecutivo, durante il 2023, questa può cambiare.

Per fare un calcolo è importante riferirsi alla pensione minima che è di 525.38 €. La diminuzione della reversibilità si ha: del venticinque per cento per un reddito maggiore di 1.574,14 € per mensilità.

Del quaranta per cento per un reddito maggiore di 2.101,52 €. Ed infine, del cinquanta per cento per un reddito superiore ai 2.626,90.

Da questi, però, si esclude la somma che riguarda i contributi previdenziali. Il reddito che conta è quello assoggettabile a IRPEF. Da escludere è anche il Trattamento di Fine Rapporto e la casa dove si abita.

Coloro che percepiscono la reversibilità, tutti gli anni, devono trasmettere all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale il proprio reddito e devono dichiarare anche se lavorano o meno. In questo modo, l’Istituto può calcolare la somma da erogare all’interessato.

Chiaramente, la comunicazione all’INPS è utile anche per ricevere una somma più alta se vi sono state altre perdite inerenti al reddito.

Cosa può fare l’INPS?

Come detto, vi è necessità ogni anno di comunicare all’Istituto i propri redditi e la propria posizione lavorativa. Se ciò non avviene l’INPS può interrompere l’erogazione della misura.

Secondo quanto riportato dal sito online proiezionediborsa.it, vi sarebbe una tutela per il percettore che frena l’azione dell’Istituto. Infatti, l’INPS non può sempre tagliare la reversibilità.

Vi sono dei vincoli, infatti, il taglio può essere effettuato solamente se il soggetto che percepisce la misura è il coniuge oppure se non vi sono figli, è un genitore. Oppure ancora se si tratta di fratelli o sorelle.

Se i percettori della reversibilità sono i figli con la madre o il padre, tagliare la misura non è possibile. Insomma, se vi sono le circostanze appena esplicate, l’Istituto non potrà tagliare la misura al netto dei redditi e del lavoro.

Vi è una tutela che riguarda anche gli importi da tagliare. Questo, infatti, non può essere maggiore rispetto alla cifra percepita e i redditi sono maggiori rispetto a quelli dello scaglione collocato subito dopo.

Ovviamente, per altre informazioni più specifiche ad ogni caso, è necessario rivolgersi o direttamente all’INPS oppure ad un consulente di fiducia.

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