Riforma delle Pensioni, ci sarà? Il tempo stringe e i lavoratori fremono

L’attesa Riforma delle Pensioni arriverà e sarà soddisfacente per i lavoratori? Vediamo cosa aspettarci dalla Legge di Bilancio 2023. 

Entro la fine dell’anno il Governo Meloni dovrebbe definire la forma del nuovo sistema pensionistico che permetterà ai lavoratori di lasciare il lavoro nel 2023.

Riforma della pensioni
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Fuochi d’artificio, cenone, musica e Riforma delle Pensioni, ecco gli ingredienti per un Capodanno 2023 perfetto. I lavoratori sono in attesa di novità da punto di vista pensionistico da diversi mesi ormai. Le complicazioni del 2022 hanno rallentato il lavoro dell’esecutivo di Mario Draghi e, ora, il nuovo Governo Meloni si trova in tempi stretti a definire le direttive per l’anno nuovo. Diverse misure sono prossime alla scadenza, Opzione Donna e APE Sociale in primis. Poi c’è Quota 102, il cuscinetto dell’anno in corso dai costi troppo onerosi per essere confermato. La questione alla base di una Riforma è, infatti, solo una. Non ci sono soldi per poter attuare un cambiamento che introduca strumenti strutturali flessibili e vantaggiosi per i lavoratori.

Il Governo dovrà trovare risorse attingendo da altre parti – dal Reddito di Cittadinanza ad esempio – ma le previsioni indicano che, almeno per il momento, assisteremo unicamente alle proroghe di alcune misure in scadenza senza l’introduzione di grandi novità.

Riforma delle pensioni, cosa sappiamo al momento

Le richieste dei lavoratori sono una maggiore flessibilità in uscita e tagli non troppo consistenti all’assegno in caso di pensionamento anticipato. Le pensioni italiane sono già basse, le riduzioni previste per alcuni scivoli non aiutano e se, poi, si aggiunge il sistema di calcolo contributivo puro la situazione non può che peggiorare. Eppure, ad oggi sono queste le linee guida del sistema pensionistico italiano.

Una corretta revisione del sistema previdenziale dovrebbe trovare, dunque, soluzioni eque e flessibili ossia forme di pensionamento anticipato più convenienti rispetto agli strumenti attuali. Poniamo il caso di Opzione Donna, una misura che con molta probabilità verrà confermata perché costa poco allo Stato. E costa poco perché richiede alle lavoratrici di rinunciare al calcolo retributivo della pensione – se spettante – e sostituirlo con il calcolo contributivo puro. Ciò significa accontentarsi di un assegno ben inferiore rispetto a quello che si riceverebbe aspettando i 67 anni di età. Un’età che è impensabile da raggiungere per alcune categorie di donne che svolgono lavori “impegnativi” come l’insegnamento. La scelta sarebbe tra la salute e i soldi.

Quali sono le ipotesi sul tavolo di lavoro?

Cosa potrebbe portare la prossima Riforma delle Pensioni? Le ipotesi sono varie, da Opzione Uomo a Quota 100 (o 102) modificata. La prima misura replicherebbe Opzione Donna ma sarebbe destinata ai lavoratori con tutte le conseguenze del caso. Una pensione più bassa ma con l’uscita flessibile dal mondo del lavoro.

Poi si è tirato in ballo un cambiamento di Quota 100 per garantire maggiore flessibilità. Tale misura, ricordiamo, è stata attiva fino al 2021 e consentiva il pensionamento con 62 anni di età e 38 anni di contributi. In realtà ancora oggi tanti lavoratori possono andare in pensione con Quota 100 grazie alla cristallizzazione del diritto. Ritornando al futuro, la nuova Quota risulterebbe più flessibile perché permetterebbe di raggiungere il limite di 100 variando età e contributi. In generale, sarebbe possibile lasciare il lavoro a partire dai 61 anni di età con più di 35 anni di contributi.

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