Pensione di vecchiaia, domanda rifiutata? Occhio ai buchi contributivi

La pensione di vecchiaia richiede 67 anni di età e almeno 20 di contributi, ma perché può essere respinta? Casi e questione buchi contributivi 

Alta l’attenzione quando si parla di pensione, come nel caso di quella vecchiaia: perché pur avendo lavorato vent’anni si può vedere la propria domanda rifiutata? Ecco a seguire alcuni dettagli in merito.

pensione di vecchiaia
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Sono tante e diverse le misure che sono erogate da parte di INPS tra quelle anticipate e di invalidità, ma quella di cui vi è maggior richiesta è quella di vecchiaia.

Come noto, i requisiti in tal senso richiesti sono di un’età anagrafica pari a sessantasette anni e quantomeno vent’anni di contributi. Tuttavia potrebbe capitare di vedersi respinta una domanda pur avendo il requisito anagrafico e con vent’anni di lavoro.

Ciò può dipendere dal fatto che la carriera lavorativa può subire delle variazioni a seconda della copertura dei periodi assicurativi.

Purtroppo, non sempre 20 anni di lavoro coincidono con 20 anni di contributi, perché nella carriera lavorativa ci possono essere i cosiddetti “buchi contributivi”. I buchi sono rappresentati da periodi non coperti da contributi.

Questo può succedere ad esempio quando il lavoratore ha cambiato lavoro e qualche mese non è stato coperto da contributi. Oppure, ha richiesto un periodo di aspettativa non retribuito e quindi, non coperto da contribuzione.

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Pensione di vecchiaia, domanda respinta? Alcuni dettagli

Tantissimi e diversi gli aspetti da tener presente quando in generale si parla di pensione: come nel caso del contributivo e del calcolo, qui per sapere come funziona e l’aspetto che fa la differenza.

Tornando al punto in oggetto, si pensi a chi avesse lavorato vent’anni ma per un periodo ad esempio fosse stato messo a part time, con la retribuzione avuta che non andrebbe a coprire il minimale INPS circa la copertura di tutto il periodo.

Pur con vent’anni lavorativi, in tal caso non vi sarebbero vent’anni di contributi. Un altro aspetto poi riguarda la Naspi, su cui non ci si può basare. Ciò dal momento che occorre tener presente che i primi otto giorni di disoccupazione non vengono indennizzati. E dunque non vi è copertura di contributi figurativi.

Un’altra ragione dietro l’eventuale rifiuto della domanda di pensione di vecchiaia si potrebbe legare magari al mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Dunque, vent’anni di lavoro ma ipoteticamente la brutta sorpresa di ritrovarsi con un numero minore di contributi a causa di omissione di versamento.

Pensioni di vecchiaia: 67 anni e 20 di lavoro, ma contributi non bastano: cosa fare?

L’eventuale soggetto, prima della presentazione della richiesta di pensionamento, è bene si rivolga anzitutto ad un patronato. Pur inciso di domanda semplice, in ottica presentazione, l’ente avrà modo di verificare eventuali mancanze da colmare, tra cui l’eventuale rischio di rifiuto della stessa.

In tal caso può provare a seguire qualche strada, ad esempio facendo richiesta del riconoscimento dei contributi figurativi per sevizio militare. Ad ogni modo vanno contate le settimane di contributi versati, non gli anni lavorati.

Le settimane utili al diritto e alle misure si possono notare all’interno dell’estratto conto contributivo, accanto a ciascun periodo temporale. Questi, alcuni dettagli in generale, ad ogni modo è bene ed opportuno informarsi ed approfondire temi ed elementi per avere maggior chiarezza in merito. Così come confrontarsi con esperti e soggetti del campo per chiarire eventuali dubbi.

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