Quota 102: è davvero vantaggiosa? La risposta che non ti aspetti

Il Governo è al lavoro per introdurre la proroga di Quota 102 per un altro anno. Ma si tratta di una misura realmente utile per i lavoratori?

Quota 102 è la misura che ha sostituito Quota 100, per evitare il ripristino delle regole della Legge Fornero.

quota 102
Foto Canva

Tale sistema, probabilmente, sarà quello sul quale il nuovo Esecutivo scommetterà, per introdurre forme di flessibilità in uscita dal mondo lavorativo. Una futura proroga di Quota 102, tuttavia, sarebbe quasi certamente inutile; la maggior parte dei lavoratori che, nel 2023, raggiungerà i presupposti per usufruire di tale meccanismo, infatti, è la stessa che poteva già sfruttare Quota 100.

Il discorso è diverso se la proroga fosse di almeno due anni perché, in tal caso, interesserebbe una platea di destinatari molto più estesa.

Vediamo, dunque, in che modo si può smettere di lavorare in anticipo e quali sono i requisiti richiesti dalla legge.

Per ulteriori informazioni sulle novità in tema pensioni, consulta il seguente articolo: “Per una riforma pensioni seria la ricetta è flessibilità, no alla decontribuzione ed equità? Le prospettive“.

Quota 102: a chi è rivolta?

La Legge di Bilancio 2022, modificando l’art. 1 del Decreto Legge 28 gennaio 2019, n. 4, ha stabilito che possono andare in pensione tramite Quota 102, i lavoratori che possiedono entrambi i requisiti:

  1. età anagrafica di almeno 64 anni;
  2. possesso di 38 anni di contribuzione.

Coloro che, però, raggiungeranno i predetti presupposti entro il prossimo 31 dicembre, hanno la facoltà di cristallizzare il diritto acquisito. Potranno, cioè, smettere di lavorare anche dopo il 2022, per maturare un maggiore montante contributivo e, dunque, innalzare l’importo dell’assegno pensionistico.

In relazione al raggiungimento dei 38 anni di contributi, i lavoratori iscritti a più di una Gestione previdenziale che sono già beneficiari di una pensione a carico di tali Gestioni, possono richiedere il cd. cumulo. Hanno la possibilità, dunque, di sommare i periodi assicurativi non coincidenti nelle stesse Gestioni INPS. A stabilire tale regola è l’art. 1, commi 243, 245 e 246, della Legge 24 dicembre 2012, n. 228.

Quota 102, tuttavia, presenta molti dei limiti propri anche di Quota 100, tra cui quello stabilito dal comma 3 dell’articolo 14 del Decreto Legge istitutivo. La norma, infatti, sancisce che tale strumento di flessibilità in uscita non è cumulabile, “a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia (cioè 67 anni) con i redditi da lavoro dipendente o autonomo”. L’unica deroga si ha nel caso di redditi da lavoro autonomo occasionale che non eccedano il limite di 5 mila euro lordi annui.

Finestre mobili: cosa sono e a che servono?

Quota 102 prevede l’applicazione della stessa finestra mobile stabilita anche per Quota 100. Nello specifico, i dipendenti statali che decidono di andare in pensione usufruendo di tale misura, avranno diritto alla decorrenza dell’assegno pensionistico dopo 6 mesi dalla data di maturazione dei presupposti. La richiesta per il congedo, inoltre, va inoltrata all’amministrazione competente, con un preavviso di almeno 6 mesi.

La finestra mobile interesserà anche i lavoratori del settore privato. In questo caso, tuttavia, la decorrenza sarà di 3 mesi e non di 6. Per i lavoratori privati, quindi, il diritto alla decorrenza della pensione interviene dopo 3 mesi dalla data di maturazione dei requisiti necessari.

Approfondisci anche: “Pensioni 2023, la soluzione alla Legge Fornero c’è: come raggirare l’ostacolo“.

Quota 102: perché è stata poco efficace?

In concreto, Quota 102 ha favorito solo una piccola parte di lavoratori, e cioè, coloro che erano rimasti esclusi da Quota 100 perché, pur compiendo 63 anni, non erano riusciti a raggiungere i 38 anni di contribuzione.

A tali soggetti, dunque, sono stati concessi ulteriori 12 mesi, per poter andare in pensione a 64 anni. Allo stesso tempo, però, i nati nel 1960, che hanno compiuto 62 anni entro il 31 dicembre 2021, non hanno potuto sfruttare la facoltà di interrompere la carriera lavorativa in anticipo. Le domande di pensionamento pervenute sono state solo 3.800. Questa, quindi, è la ragione per la quale Quota 102 è stata un fallimento.

Qualora il nuovo Governo decida di prorogare la misura solo per il prossimo anno, ci sarebbe un’inutile spreco di energie. I nati nel 1960, infatti, continuerebbero ad essere esclusi, perché compirebbero 64 anni solo nel 2024. Il diritto di andare in pensione in anticipo spetterebbe solo ai lavoratori che, nel 2021 avevano raggiunto i 62 anni di età ma non i 38 anni di contributi.  Un gruppo, certamente, più nutrito rispetto a quello che ha beneficiato di Quota 102 nel 2022 ma, in ogni caso, esiguo. Tale strumento, dunque, non può essere una valida alternativa alla Legge Fornero.

Un’eventuale riproposizione, in definitiva, dovrebbe essere predisposta per almeno un biennio, per consentire la fruizione della pensione anticipata, nel 2024, anche a coloro che sono nati nel 1960.

Impostazioni privacy