Pensione di reversibilità: si possono avere incredibili aumenti, con cifre da capogiro

Non tutti sanno che la pensione di reversibilità può essere incrementata attraverso l’integrazione al trattamento minimo e la pensione di cittadinanza. In che modo?

La pensione ai superstiti ha, spesso, un importo molto basso. Per questo motivo, ci sono dei modi per aumentarne l’ammontare.

pensione reversibilità
Foto Canva

Se, ad esempio, il titolare della prestazione economica è unicamente il coniuge, la cifra spettante è uguale al 60% della pensione del defunto. Il nostro sistema previdenziale, però, consente di accrescere il trattamento di reversibilità, attraverso l’integrazione al trattamento minimo, fino ad arrivare a 515,48 euro mensili. Si può avere diritto, inoltre, anche all’incremento al milione, per un totale di 652,02 euro al mese.

Se, poi, il nucleo familiare del defunto ha dei particolari requisiti, può spettare la pensione di cittadinanza. Infine, può essere erogata una cifra aggiuntiva per l’affitto, fino a (150 euro, in caso di pensione di cittadinanza) e fino a 150 euro, per il mutuo.

Vediamo, dunque, quando la pensione di reversibilità può essere integrata ed in base a quali condizioni.

Per tutte le informazioni relative alla prestazione, consulta il seguente articolo: “Importo pensione di reversibilità: percentuali e limiti di reddito per il 2022“.

Pensione di reversibilità ed integrazione al minimo: sono compatibili?

In base all’ultimo adeguamento delle pensioni, i soggetti che percepiscono la pensione di reversibilità, hanno la facoltà di integrarla al trattamento minimo. In questo caso, si può arrivare a percepire fino a 515,58 euro al mese.

È possibile accedere all’integrazione al minimo:

  • in misura piena, con un reddito annuo non superiore a 702,54 euro, cioè al trattamento minimo moltiplicato per 13 mensilità;
  • in misura parziale, con un reddito annuo maggiore di 6.702,54 euro, fino a 13.405,08 euro e, cioè, fino a 2 volte il trattamento minimo annuo.

Nel caso in cui, invece, il beneficiario abbia un reddito superiore a 13.405,08 euro, non può usufruire di alcuna integrazione al minimo.

Pensione di reversibilità ed incremento al milione: quando è possibile?

L’incremento al milione è un tipo di maggiorazione sociale, instituita dal 1° gennaio 2002, destinata ai pensionati con più di 70 anni, titolari di prestazioni previdenziali ed assistenziali di importo inferiore al milione delle vecchie lire.

Per mezzo di tale incremento, la pensione di reversibilità può avere un ammontare fino a 652,02 euro al mese. Spetta ai seguenti soggetti:

  • titolari di trattamenti previdenziali versati dall’INPS (comprese le pensioni ai superstiti);
  • beneficiari di prestazioni assistenziali, come l’Assegno sociale o l’Assegno sociale sostitutivo per gli invalidi;
  • invalidi civili totali, sordomuti e ciechi civili assoluti.

Come specificato, l’incremento al milione riguarda gli ultra settantenni; tale requisito, tuttavia, può essere diminuito, fino ad un massimo di 5 anni, di un anno ogni 5 anni di contribuzione posseduta dal pensionato.

La cifra dell’incremento al milione, tuttavia, non può superare l’ammontare mensile risultante dalla differenza tra l’importo di 652,02 euro e l’importo del trattamento minimo (che è uguale a 515,58 euro al mese), oppure della pensione sociale o dell’Assegno sociale.

Potrebbe interessarti anche il seguente approfondimento: “Pensione di reversibilità ai fratelli, quando è possibile e qual è la quota spettante“.

A quanto ammonta l’incremento al milione?

Attualmente, l’incremento al milione è uguale a:

  • 136,44 euro al mese, per i titolari di pensioni (compresa quella di reversibilità);
  • 191,74 euro al mese, per i beneficiari di Assegno sociale;
  • 272,69 euro al mese, per i percettori della vecchia pensione sociale.

Dalla cifra dell’incremento e della maggiorazione sociale, poi, vanno detratti i redditi personali. Sono considerati, dunque, i redditi di qualsiasi natura, tranne quelli derivanti dalla casa di abitazione (posseduta dal pensionato o dal coniuge), dalle pensioni di guerra, dall’indennità di accompagnamento, dalla quattordicesima e dai trattamenti di famiglia.

Questo vuol dire che l’incremento al milione spetta, in misura piena, solo ai titolari di pensione, di Assegno sociale o di pensione sociale e di prestazioni di invalidità civile, che non hanno ulteriori redditi oltre a quelli derivanti dai trattamenti economici dell’INPS.

Infine, per accedere all’incremento al milione, bisogna avere un reddito personale superiore a 8.476,26 euro annui (cioè 652,02 per 13 mensilità). I soggetti coniugati, invece, devono rispettare anche un reddito annuo riferito alla coppia, che deve essere non maggiore di 14.459,90 euro.

È bene specificare, però, che i titolari della pensione di reversibilità non rientrano in quest’ultima ipotesi, perché perdono la pensione se convolano a nuove nozze.

Pensione di cittadinanza: a chi spetta?

Il percettore della pensione di reversibilità o della pensione indiretta ai superstiti ha il diritto di chiedere anche la pensione di cittadinanza, ad integrazione del trattamento.

Quest’ultima prestazione, però, richiede il possesso di determinati requisiti. Nello specifico:

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  • essere in un nucleo familiare composto da individui con più di 67 anni di età o da disabili gravi e non autosufficienti;
  • possedere la cittadinanza italiana o di Paesi dell’Unione europea, oppure essere familiari di un titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, o, infine, essere cittadini di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2, in maniera continuativa;
  • avere un ISEE personale o del nucleo familiare inferiore a 9.360 euro;
  • possedere un reddito personale o familiare inferiore a 6 mila euro o a 7.560 euro, nell’ipotesi di pensione di cittadinanza. La cifra, però, sale a 9.360 euro per coloro pagano l’affitto;
  • avere un patrimonio immobiliare personale o familiare (oltre alla residenza principale) non superiore a 30 mila euro, comprese le abitazioni all’estero;
  • possedere un patrimonio mobiliare personale o familiare (compreso di conti, carte prepagate, titoli, libretti) non maggiore di 6 mila euro. Tale limite è aumentato di 2 mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10 mila euro. Spettano, poi, ulteriori mille euro per ogni figlio successivo al secondo, 5mila euro per ogni componente con disabilità presente nella famiglia e 7.500 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza;
  • nessun componente del nucleo familiare deve essere in possesso di autoveicoli immatricolati da meno di 6 mesi, o con cilindrata superiore a 1.600 cc e motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, o immatricolati nei 2 anni antecedenti, navi o imbarcazioni da diporto.