In pensione con 31 anni di contributi: l’importo sarà soddisfacente?

Il lavoratore che decide di andare in pensione con 31 anni di contributi maturati quale importo leggerà sul cedolino?

Scopriamo se 31 anni di contributi rappresentano un numero soddisfacente per avere una pensione dall’importo apprezzabile.

pensione 31 anni
Adobe Stock

In Italia le pensioni sono basse, nessuno ha dubbi al riguardo. Tanti pensionati vivono con poche centinaia di euro, importi totalmente inadeguati per affrontare il costo della vita soprattutto con l’inflazione che ha superato il tasso dell’8%. Per non parlare delle cifre dei trattamenti assistenziali per invalidi e disabili. Completamente inadeguate e, infatti, la questione sarà prontamente affrontata – secondo quanto detto in campagna elettorale – dal nuovo Governo. In attesa di cambiamenti positivi e di conoscere la nuova struttura del sistema pensionistico cerchiamo di capire come calcolare il valore odierno di 31 anni di contributi maturati.

In pensione con 31 anni di contributi, quali le possibilità

Più elevato è il numero di contributi maturato maggiore sarà l’importo sull’assegno pensionistico soprattutto in caso di calcolo puramente contributivo. Chi ha lavorato con continuità fin dalla giovane età riceverà una pensione più ricca rispetto a chi ha accumulato anni di vuoto contributivo a parità di età anagrafica raggiunta al momento dell’uscita dal mondo del lavoro.

Trentuno anni di contributi rappresentano una via di mezzo accettabile. Ricordiamo che il limite per accedere alla pensione di invalidità è di 20 anni di contributi con 67 anni di età. Poi ci sono gli scivoli pensionistici che permettono di lasciare il lavoro in anticipo ma con un numero più elevato di contributi. Sono 41 per Quota 41, 35 per Opzione Donna, da 30 a 36 per l’APE Sociale, 38 per Quota 102 e 42 e dieci mesi per la pensione anticipata ordinaria (41 anni e 10 mesi per le donne). Dalla lista si evince come il pensionamento con 31 anni di contributi sia possibile unicamente con l’APE Sociale o con la pensione di vecchiaia.

A quanto ammonterà l’assegno?

Avere 31 anni di contribuzione alle spalle significa aver iniziato a lavorare prima del 1996. Il sistema di calcolo da utilizzare per conteggiare l’importo sull’assegno sarà, presumibilmente quello misto. Facciamo l’esempio di un lavoratore che decide di andare in pensione a 67 anni e vanta una retribuzione annuale di 26 mila euro lordi.

La quota di contributi maturata prima del 1° gennaio 1996 verrà conteggiata con sistema retributivo che tiene conto degli ultimi stipendi percepiti. La quota successiva, invece, sarà calcolata con sistema contributivo tenendo, dunque, conto del montante contributivo e del coefficiente di trasformazione. L’esempio riporta 5 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 1995 e 26 anni dopo la suddetta data.

Procediamo con il calcolo

Calcoliamo prima la quota con sistema retributivo. Si deve prendere in considerazione il 2% della retribuzione per ogni anno di lavoro ossia il 10% (2 x 5) di 26 mila. Si otterrà, così, 2.600 euro. Il conteggio della seconda quota è più lungo. Innanzitutto si dovrà tener conto del fatto che ogni anno il lavoratore accantona il 33% della retribuzione. Il 33% di 26 mila è 8.580. Tale cifra dovrà essere moltiplicata per i 26 anni di occupazione per trovare il montante contributivo che in questo caso sarà di 223.080 euro.

A questo punto occorrerà applicare il coefficiente di trasformazione che a 67 anni corrisponde al 5,575%. Il risultato sarà di 12.436,71 euro. Sommando questa seconda quota trovata alla prima si otterrà 15.036,71 euro ossia l’importo annuale percepito. Ciò significa che ogni mese si riceveranno 1.156,67 euro lordi per tredici mensilità con 26 mila euro lordi di retribuzione annua.

Impostazioni privacy