Se Giorgia Meloni dovesse diventare premier cosa accadrà al Reddito di Cittadinanza e alle pensioni? Azzardiamo qualche ipotesi.
Fratelli d’Italia è il primo partito con oltre il 26% dopo le elezioni di ieri 25 settembre 2022. Crescono le probabilità di Giorgia Meloni premier; cosa accadrebbe?
Gli italiani hanno espresso la propria opinione e Fratelli d’Italia è primo partito con una percentuale superiore al 26% tale da regalare alla coalizione di destra la maggioranza dei seggi. Ora il Governo sarà pian piano delineato e l’esecutivo comincerà ad occuparsi delle tante questioni in sospeso da diversi mesi. Le tematiche più importanti sono le pensioni e il Reddito di Cittadinanza. I cittadini si interrogano su quali misure verranno confermate, quale prorogate, quali eliminate e, ora, a conti fatti è possibile definire un ipotetico piano d’azione se Giorgia Meloni sarà confermata come premier. Il viaggio nel prossimo futuro si basa sulle parole dette in campagna elettorale. Di conseguenza, gli elettori si aspettano dei cambiamenti.
La guida dell’Italia è stata consegnata alla destra e, in particolare, a Giorgia Meloni. Cosa ci aspetta il futuro? A tremare sono i percettori del Reddito di Cittadinanza, misura non gradita da Fratelli d’Italia. Non assisteremo ad una cancellazione della misura ma ad una sua riformulazione per riempire le falle e cercare di rendere la prestazione efficace e moralmente accettabile.
Giorgia Meloni ha sempre sostenuto che l’errore più grande dell’RdC è stato quello di mettere sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo. Il sussidio non è sbagliato ma deve essere riservato agli over 60 privi di reddito, agli invalidi, alle famiglie senza reddito con figli a carico. Tutti gli altri cittadini che versano in condizioni di difficoltà economica dovranno essere aiutati a cercare un lavoro per non adagiarsi sull’entrata mensile ricevuta senza muovere un dito. Tale obiettivo potrà essere raggiunto fornendo sostegni alle aziende che assumono.
Le politiche attive di lavoro, dunque, dovranno essere potenziate e per coloro che possono lavorare dovranno essere istituiti percorsi di formazione che permettano di imparare un mestiere e avere più opportunità occupazionali.
Siamo a fine settembre, riuscire a ideare una riforma delle pensioni strutturale entro dicembre è impossibile. Ci sono dei tempi tecnici da rispettare, una Legge di Bilancio da approvare e tanti interventi salva-Italia e italiani da definire. Eppure Quota 102 è in scadenza (31 dicembre 2022) ed è necessario allontanare il più possibile l’eventuale ritorno della Legge Fornero – sgradita ai lavoratori.
La resa strutturale di Opzione Donna è tra le ipotesi più plausibili dato che non avrà costi per le casse dello Stato. Poi c’è la promessa delle pensioni minime a mille euro da mantenere, portata avanti da Berlusconi nonostante la Meloni abbia più volte suggerito di non avanzare impegni difficilmente realizzabili. Insomma, il lavoro non manca ma è ancora presto per poter delineare chiaramente il futuro della nostra nazione.
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