La pensione di reversibilità è una misura pensionistica che spetta agli eredi del pensionato o di un lavoratore assicurato deceduti.
Nello specifico, la pensione di reversibilità spetta in caso di decesso del pensionato. Invece, si chiama pensione indiretta quella che spetta se il deceduto è assicurato, ossia se era un lavoratore che non aveva ancora maturato i requisiti per il pensionamento.
In base alla circolare INPS numero 185 del 2015 ne hanno diritto: il coniuge superstite, anche se separato; ma anche il coniuge divorziato, se titolare di assegno divorzile. Poi i figli a carico, quindi minorenni, fino ai 21 anni (se frequentano un istituto scolastico e non hanno reddito personale), fino ai 26 anni se iscritti all’università e non hanno reddito. Ma anche i figli inabili al lavoro a prescindere dall’età. Inoltre, si precisa che il coniuge (o il partner civile) e i figli inabili la pensione di reversibilità dura tutta la loro vita. Invece, per gli altri figli la misura ha solo una durata temporanea.
La pensione di reversibilità è una misura da sempre molto importante e tra l’altro è la più dibattuta nelle aule giudiziarie.
Infatti, sono proprio le sentenze dei giudici che determinano l’importanza di questa. Queste creano precedenti oppure modificano le interpretazioni che l’INPS adotta quando deve valutare se concedere una prestazione.
Ad esempio, una sentenza ha portato aria di novità sulla pensione di reversibilità. Novità che riguardano gli ex coniugi. Come si è detto in precedenza, tale pensione spetta anche all’ex coniuge separato o divorziato, se ha un assegno di mantenimento (i cosiddetti alimenti). La nuova sentenza stabilisce che la pensione di reversibilità spetta sempre all’ex coniuge, a prescindere dal mantenimento.
Un’altra novità riguarda invece, l’invio della domanda che è stata semplificata. Cioè, la domanda per la richiesta della pensione andrà sempre inviata all’INPS ma adesso gli interessati potranno farlo in autonomia collegandosi al sito INPS e alla pagina MyINPS dove è presente la versione precompilata della domanda.
Ma nel 2023 dovrebbe essere anche un’altra novità. Si tratta degli aumenti sugli importi della prestazione. Aumenti dovuti per via del tasso di inflazione che per poco non ha sfiorato i due punti percentuali.
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