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Pellet, il prezzo alle stelle: corsa all’acquisto, la situazione preoccupa molti consumatori

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Il pellet è un combustibile naturale che si ricava dalla segatura del legno che però prima si deve essiccare.

Per molti anni (quasi 15) il prezzo si è mantenuto stabile, da febbraio, invece, si è avuto un aumento preoccupante dei prezzi di questo combustibile.

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Il pellet è un materiale utilizzato da molti italiani per riscaldare la propria casa. È un combustibile naturale che sostituisce il metano ma il cui prezzo è raddoppiato rispetto all’anno scorso. Per questo molti consumatori si stanno preoccupando per la mancanza di scorte per l’inverno.

Pellet, il prezzo alle stelle: la situazione preoccupa molti consumatori

La causa della mancanza del pellet si può far risalire, così come è successo per il gas, all’invasione della Russia in Ucraina. Ma anche alle numerose sanzioni che i paesi occidentali hanno introdotto come conseguenza al conflitto.

Il problema è maggiormente sentito proprio in questo periodo in cui molti utilizzatori di pellet preparano le scorte per l’inverno.

Prima del conflitto il prezzo di questo combustibile si aggirava intorno a 5 euro per un sacco di 15 chili. Oggi invece, la stessa quantità ne costa il doppio: 10 euro. Tra l’altro recentemente sono state sequestrate 5mila tonnellate di pellet contraffatto: oltre il danno la beffa.

Non tutti sanno che il pellet è prodotto ricavato dagli scarti della lavorazione del legno. La segatura è ridotta a forma di cilindretti grazie a un processo di compressione. Nella forma di combustibile questo materiale naturale serve a riscaldare le case tramite le stufe a legna oppure ad alimentare le caldaie.

Il problema delle importazioni

Negli ultimi anni circa il 15% delle persone utilizza questo tipo di combustibile e il mercato dipende maggiormente dalle importazioni. In Italia sono circa 2,6 milioni le tonnellate di legno importate dall’estero. A queste si devono aggiungere la limitata produzione italiana: circa 500 mila tonnellate.

Quindi, l’Italia acquista il pellet da Austria, Germania e Francia. Una parte dell’acquisto proviene dall’area baltica e, poi, una piccolissima parte dalla Russia, Ucraina e Bielorussia.

Gli aumenti del pellet, più che dalla guerra vera e propria, dipendono dal blocco delle esportazioni dalla Russia. Blocco che ha interessato i maggiori importatori di pellet come Francia e Germania che hanno ricevuto e lavorato meno materiale. Di conseguenza, sono diminuite le esportazioni.

L’Italia, che importa dalla Russia una pochissima quantità di questo combustibile, non ha risentito del blocco. In Italia sono una ventina le aziende che producono pellet ma manca la materia principale, la segatura. Questo perché ormai sono alcuni anni che le segherie lavorano di meno per mancanza di legname.

Insomma, si tratta di effetti indiretti, ma l’aumento dei prezzi si fa sentire e gli italiani che utilizzano questo combustibile naturale sono molto preoccupati.

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