Stipendi non pagati: importante, si può presentare sollecito e recuperare i soldi

Cosa può fare il lavoratore se l’azienda non versa gli stipendi o lo fa in ritardo? Ecco in che modo fare un sollecito di pagamento.

Senza dubbio, essere obbligati a prendere provvedimenti perché il datore non paga è una delle questioni più delicate che riguarda l’ambito lavorativo.

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Per legge, il contratto di lavoro subordinato è un accordo a prestazioni corrispettive, cioè obbliga il datore di lavoro a erogare la retribuzione, in cambio della prestazione del dipendente.

È la stessa Costituzione che sancisce il diritto al riconoscimento degli stipendi, precisamente all’articolo 36. Esso, infatti, stabilisce che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

La maggior parte delle controversie in ambito lavorativo, infatti, nascono proprio nel caso in cui il lavoratore non riceva gli stipendi nei tempi giusti. Analizziamo attentamente, dunque, quali sono le possibilità a disposizione del lavoratore, per sollecitare il pagamento dello stipendio al datore.

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Stipendi: cosa fare in caso di mancato versamento

La corresponsione della retribuzione è uno degli impegni principali che il datore di lavoro assume in seguito alla stipulazione del contratto di lavoro subordinato. Solitamente, gli stipendi vengono pagati alla fine di ogni mese; tuttavia, i contratti collettivi possono predisporre anche diversamente. Ad esempio, un’azienda può pagare entro il 10 del mese successivo a quello di riferimento della busta paga.

Inoltre, nel caso in cui il termine coincida con la domenica o un giorno festivo, il pagamento avviene nel primo giorno lavorativo successivo.

Se l’azienda non versa gli stipendi entro la scadenza prevista, il dipendente ha il diritto di chiedere spiegazioni sulle ragioni del ritardo. A tal fine, può contattare:

  • il proprio responsabile diretto;
  • l’ufficio personale;
  • il datore di lavoro.

Nel caso in cui la richiesta di chiarimenti informale non abbia seguito o non soddisfi il lavoratore, allora quest’ultimo può inviare, in forma scritta, una specifica lettera di sollecito al pagamento della retribuzione.

Lettera di sollecito: in che modo va compilata?

La lettera di sollecito al pagamento dello stipendio può essere inviata, in forma scritta, tramite raccomandata con avviso di ricevimento, oppure tramite posta elettronica o pec.

Il documento deve contenere:

  • i dati anagrafici del lavoratore e del datore di lavoro;
  • l’oggetto della richiesta, cioè lo specifico periodo in cui non è stata versata la contribuzione;
  • il mezzo di comunicazione scelto;
  • il termine entro il quale presentare opportuni chiarimenti relativi al ritardo nel pagamento o, in alternativa, per ricevere il pagamento della somma spettante;
  • l’avvertimento che, in caso di insufficiente o inidonea risposta, o di mancato pagamento della retribuzione, il lavoratore prenderà tutti i provvedimenti legali del caso, per far valere i propri diritti.

Il cedolino paga: ha valore?

La legge n.4 del 5 gennaio 1953 obbliga i datori di lavoro a “consegnare, all’atto della corresponsione della retribuzione, ai lavoratori dipendenti, con esclusione dei dirigenti” un cedolino o busta paga contenente:

  • i dati del lavoratore;
  • il periodo di riferimento della retribuzione;
  • gli elementi che compongono la retribuzione;
  • il prospetto delle trattenute a titolo di contributi previdenziali a carico del lavoratore e tassazione IRPEF.

Tali elementi, inoltre, devono essere gli stessi riportati nel Libro Unico del Lavoro (LUL).

L’azienda, tuttavia, può consegnare al lavoratore il cedolino paga senza, però, pagare la retribuzione. In tal caso, il semplice cedolino paga non ha alcun valore. Nel caso, dunque, di contestazione da parte del dipende, è l’azienda che deve dimostrare di aver provveduto al versamento delle somme.

Come richiedere assistenza ad un legale o sindacalista per sollecitare il pagamento degli stipendi

Nell’ipotesi in cui la lettera di sollecito presentata dal lavoratore non risolva la questione, l’interessato può contattare un legale o un sindacalista interno o esterno all’azienda, per ricevere assistenza. Tale soggetto designato ha il compito di agire, in nome e per conto del lavoratore, prendendo contatti con il datore di lavoro inadempiente.

Se l’azienda continua a non versare gli stipendi, nonostante l’attività del legale o del sindacalista, allora il dipendente può presentare ricorso all’Ispettorato del lavoro e avviare una conciliazione monocratica.

Ulteriori operazioni a disposizione del lavoratore: decreto ingiuntivo e dimissioni

Il lavoratore può anche presentare ricorso al Tribunale competente, in funzione di giudice del lavoro, per ottenere un decreto ingiuntivo.

Infine, il tardivo o mancato pagamento degli stipendi rientra nell’elenco tassativo di comportamenti gravi del datore che legittimano la risoluzione del contratto da parte del lavoratore. In questo caso, dunque, vi saranno dimissioni per giusta causa, senza l’obbligo di rispetto del periodo di preavviso.

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Inoltre, il dipendente che si dimette per giusta causa ha diritto all’indennità di disoccupazione NASpI.