Pensioni, la nuova proposta lanciata con uscita da 62 a 70 anni con il minimo contributivo

Il dibattito sulle pensioni prosegue e intanto si registra anche il contributo di un gruppo facebook, che meriterebbe considerazione. Ecco alcuni dettagli della soluzione prospettata per la riforma previdenziale.

Le pensioni sono un tema scottante e delicato, ma al contempo il mondo delle istituzioni avverte la necessità di dare un nuovo volto al sistema previdenziale del nostro paese.

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In un quadro ricco di spunti, idee e contributi da più parti – e che peraltro testimonia che finora non vi è nulla di concreto all’orizzonte per i prossimi mesi e per il 2023 – si profila una nuova proposta, che proviene dal gruppo UTP facebook, che gode di una certa popolarità.

Se ne parla in questo periodo perché potrebbe avere un ruolo in prospettiva della sospirata riforma previdenziale. Insomma, l’incerto scenario imporrebbe di valutare concretamente anche quest’ultimo progetto. Perché dal 2023 – salvo novità – tornerà la discussa legge Fornero, ovvero un provvedimento fatto di regole rigide che, almeno sulla carta, tutti vorrebbero modificare. Tuttavia almeno per il momento il ritorno a questa legge appare l’ipotesi più certa.

Vediamo allora più da vicino le caratteristiche della proposta del gruppo UTP e perché potrebbe avere elementi di interesse.

Pensioni: il dibattito prosegue senza trovare intese ma con tanti contributi e proposte

Parlare di tutte le proposte sul tavolo appare certamente sensato, alla luce di una riforma previdenziale in alto mare. Terminata Quota 100 con numeri sensibilmente inferiori alle attese ed in via di esaurimento anche Quota 102, ecco che torna alla ribalta il dibattito su quale dovrà essere una equa e strutturale riforma previdenziale per il nostro paese.

In considerazione della complessità della materia pensionistica, ben si comprendono gli scontri tra forze politiche che fanno della riforma anche un terreno di propaganda. In più la UE spinge da sempre i nostri governi ad abbassare la spesa per la previdenza, ed ora ancor più alla luce degli obiettivi di cui al PNRR. Insomma decisioni urgono decisioni importanti in tema di pensioni.

Anzi è chiaro che le pensioni saranno uno dei vari argomenti chiave della campagna elettorale, perché anche una materia tecnica come quella previdenziale – andando a toccare gli interessi di tutti i lavoratori – ben si presta a dibattiti tra politici di schieramenti differenti.

Dicevamo però all’inizio che le proposte di riforma non mancano e, infatti, tra le possibili alternative c’è quella del citato gruppo facebook UTP Uniti per la Tutela del Diritto alla Pensione. Si tratta di un progetto che affronta in modo innovativo e dettagliato la questione flessibilità in uscita; prevedendo un ampio lasso di tempo entro cui andare in pensione – ovvero dai 62 anni fino ai 70.

Pensioni: gli aspetti clou della proposta del gruppo Uniti per la Tutela del Diritto alla Pensione

Oltre al ‘range’ 62-70 anni appena citato, vediamo in sintesi quali sono gli altri punti della proposta in oggetto:

  • spostamento dell’età della pensione di vecchiaia a 66 anni;
  • penalizzazioni e incentivazioni dell’1,5% annue, a seconda che un lavoratore scelga di lasciare prima il mondo del lavoro o invece decida di restare a lavorare oltre l’età ordinamentale della pensione.

La proposta sulle pensioni del gruppo UTP prevedrebbe l’accesso al trattamento previdenziale, in presenza dei seguenti requisiti:

  • maturazione di almeno 20 anni di versamenti effettivi;
  • assegno previdenziale che sia almeno 1,7 volte la pensione sociale, circa 780 euro mensili.

Sulla scorta di quanto detto sopra e con questi due requisiti, laddove un lavoratore si trovi tra i 62 e i 70 anni potrebbe scegliere in modo del tutto volontario, e in ogni momento, quando lasciare il mondo del lavoro per andare in pensione.

I vantaggi della proposta pensioni del gruppo UTP

Abbiamo detto che la soluzione per la riforma previdenziale, prospettata dal gruppo UTP, è certamente frutto di un’elaborazione seria. In effetti più d’uno sarebbero i vantaggi derivanti dalla sua applicazione pratica.

Per questa via il costo della riforma sarebbe tutto sommato basso, rispetto ad altre proposte. Ciò in quanto:

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  • il maggior costo legato alle persone che andranno in pensione prima dei 66 anni e inoltre leggermente penalizzate,
  • sarebbe controbilanciato da coloro che decideranno di rimanere sul posto di lavoro oltre l’età prevista, con la conseguenza di sfruttare l’assegno previdenziale per un lasso di tempo inferiore.

Concludendo, la volontà dell’Esecutivo è comunque quella di dare luogo ad una riforma pensioni fondata sul sistema contributivo, impedendo alcune ‘distorsioni’ del passato come quella degli esodati. L’obiettivo è arrivare ad una riforma pensioni davvero condivisa, a seguito delle proroghe inserite nell’ultima manovra per quanto attiene APE Social ed Opzione Donna. Staremo a vedere se la proposta del gruppo UTP, pur meritevole di attenzione, sarà di fatto considerata dal mondo delle istituzioni.