La proposta del riscatto della Laurea a costo zero parte dal Presidente dell’INPS Pasquale Tridico. Un’ottima notizia ma si potrà mettere in atto realmente?
Un obiettivo condiviso, il riscatto della Laurea gratuito per gli italiani. Il problema è capire se il sogno potrà diventare realtà.
Ad oggi per riscattare il periodo di studi occorre pagare. E non si tratta di poche centinaia di euro ma di minimo 5.200 euro all’anno per un totale di 26 mila euro per i cinque anni complessivi di un corso di laurea. Ricordiamo che con il riscatto è possibile trasformare gli anni passati a studiare all’università in contributi INPS importanti ai fini pensionistici. Il modello attuale – denominato light o agevolato – non va incontro, però, alle esigenze degli italiani. Non favorisce né coloro che hanno completato il percorso e vorrebbero procedere con il riscatto né i giovani che sono in procinto di decidere se intraprendere il percorso universitario o iniziare a lavorare fin da subito. Il Presidente dell’INPS Tridico auspica la possibilità di un riscatto gratuito ma il passaggio dal piano teorico a quello pratico prevede di compiere numerosi passi.
Con le risorse adeguate è possibile introdurre in Italia il riscatto della laurea a costo zero. Questo il parere di Pasquale Tridico che ha avanzato la proposta durante il Festival del Lavoro a Bologna. Obiettivo primario dovrebbe essere eguagliare il sistema tedesco e garantire la gratuità del riscatto con copertura del periodo formativo su base contributiva.
Il costo dell’intervento sarebbe di circa 4 miliardi di euro all’anno calcolando l’importo di 5.360 euro circa per ogni anno passato all’università previsto dal riscatto light ad oggi attivo. A poterne usufruire sono solamente coloro che hanno il metodo di calcolo contributivo. Possono, così, mirare ad un vantaggio in relazione agli anni di contributi tenendo conto, però, che l’assegno dipenderà dai versamenti effettuati negli anni del percorso universitario.
Secondo Tridico, introducendo la gratuità del riscatto della Laurea aumenterebbe il numero di laureati in Italia. Le percentuale attuali sono inferiori rispetto alle medie europee pur vantando istituti eccellenti nella nostra penisola. Nel 2022 i laureati tra i 25 e i 64 anni sono stati il 20% della popolazione contro il 33,4% dell’Unione Europea. Restringendo il range dell’età tra i 25 e i 29 anni la percentuale italiana si attesta sul 29,8% rispetto il 40,6 nell’Unione Europea.
Un nuovo sistema potrebbe utilizzare meglio le risorse del PNRR e risolvere i problemi rilevati attorno a misure di politiche attive quali il Reddito di Cittadinanza. Misure che non funzionano come dovrebbero e che non danno una spinta ai giovani verso la costruzione del proprio futuro. Occorre creare lavoro per aumentare l’attività e la volontà dei cittadini. Un solo rischio dovrebbe essere valutato attentamente in relazione al riscatto a costo zero. Le risorse versate da tutti i contribuenti potrebbero, alla fine, essere riservate a chi ha studiato accedendo ai lavori dalla retribuzione più elevata e, quindi, dalla ricca pensione.
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