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Economia

Arriva la tassa sul sale per ridurre il rischio di alcune patologie, una proposta che lascia molti dubbi

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Dopo la tassa sulle bibite zuccherate arriva anche quella sul sale negli alimenti. Questa tassa potrebbe ridurre il rischio di malattie.

L’OMS, Organizzazione mondiale della sanità, ha fissato un limite di consumo giornaliero di sale: 2mila milligrammi (ovvero, 2 grammi).

Foto Canva

Sono molti i Paesi dove il consumo di questo alimento è elevato con rischi anche gravi sulla salute. Per esempio, il Regno Unito ha previsto una tassa sul sale presente negli alimenti. Non si tratta solo di pensare alla propria salute prima di prendere la saliera, ma di ragionare su quegli alimenti che contengono già il sale.

Tassa sul sale: in questo Paese è al vaglio una proposta che potrebbe ridurre il rischio di alcune malattie

Dopo la sugar tax, ovvero la tassa sulle bevande zuccherate, la British Heart Foundation (BHF) ha chiesto al governo inglese di valutare l’idea di una tassa sul sale. Soprattutto quello presente negli alimenti già confezionati che ne contengono troppo.

In questo modo le aziende sarebbero costrette a ridurre il quantitativo. Questo perché, come si sa, un consumo di sale, oltre alle quantità stabilite, aumenterebbe il rischio di ipertensione. Ma anche di altre malattie come ictus e infarti.

Tra l’altro il sale è contenuto già in alcuni alimenti insospettabili: cereali, verdure e tonno in scatola. Ma questi sono solo alcuni esempi.

Insomma, considerando la quantità di sale che si usa nell’acqua per cuocere la pasta oppure in altre preparazioni, il limite giornaliero di sale si supera facilmente.

Per questo motivo, la BHF ha redatto una lista degli alimenti più salati nel Regno Unito e che potrebbe essere simile a quella italiana o di altri Paesi. Tra questi anche alimenti insospettabili:

  • cereali;
  • affettati;
  • formaggi e burro;
  • pane e panini;
  • capperi, olive o acciughe.

Perché è importante ridurne le quantità

Uno studio pubblicato dalla British Heart Foundation (BHF) ha associato l’aumento del sale a malattie come l’ipertensione, ictus e infarti.

Secondo gli esperti della BHF, ridurre la media giornaliera di sale nel Regno Unito potrebbe comportare 135mila casi in meno di malattie cardiache. Entro, però, il 2035.

Non solo, ma la riduzione di questo alimento avrebbe conseguenze economiche positive anche sui Servizi sanitari. Infatti, consentirebbe di risparmiare 11,4 miliardi di sterline sulle cure dei pazienti e di prevenire circa 150mila casi di infarto, ictus e demenza.

(Le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)

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