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‘Fotografate le zanzare’: gli scienziati chiedono aiuto ai cittadini, ecco il perché

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Ai cittadini di una Regione viene chiesto esplicitamente di fotografare le zanzare. Ecco i motivi di questa strana “esigenza sanitaria”.

Esiste un progetto chiamato “Mosquito Alert” e il nome già suggerisce di cosa si stia occupando. Vediamo la novità.

Adobe Stock

Le zanzare sono insetti davvero fastidiosi, che ormai accompagnano le nostre estati da tempo immemore. Molte sono le soluzioni che abbiamo trovato per limitare i disagi. Piante aromatiche, spray repellenti, disinfestazioni, zampironi e chi più ne ha più ne metta.

È anche vero che, almeno fino ad ora, le punture di zanzare hanno dato solo lievi problemi momentanei. Almeno nelle nostre latitudini. Ultimamente, però, sta crescendo un nuovo allarme sulle malattie – anche pericolose – che possono insorgere dopo la puntura di una zanzara.

Questo perché a causa dei cambiamenti climatici, anche da noi proliferano specie di zanzare “tropicali”. Oggi preoccupano le pandemie causate proprio da questi insetti che prima non vivevano nel nostro Paese. La specie più pericolosa è la zanzara “Aedes Aegypti”.

Fotografate le zanzare, ecco cosa possiamo fare per aiutare gli scienziati

Negli ultimi anni, nel “rapporto di convivenza” con le zanzare, qualcosa è cambiato. Ricordiamo ad esempio che nel 2007 abbiamo avuto proprio qui in Italia un’epidemia di chikungunya. Si tratta di una malattia infettiva simile alla Dengue. Ed è stata trasmessa da una zanzara che in Italia, prima, non c’era.

Secondo l’OMS, la dengue colpisce circa 50 milioni di persone ogni anno in tutto il mondo, e il fenomeno è praticamente triplicato negli ultimi decenni.

Ricordiamo anche che nel 2014 è arrivato pure lo Zika-virus, che secondo le stime dell’epoca arrivò a colpire almeno 30 mila persone. Meno conosciuta forse è anche l’epidemia di West Nile. Sul sito Epicentro ISS ci viene spiegato che “i serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo.” In quell’estate, in Veneto, Friuli, Trentino ed Emilia-Romagna schizzarono i casi, proprio per via della puntura di un determinato tipo di zanzara.

Dunque, come si può facilmente intuire, “non ci sono più le zanzare di una volta” e dobbiamo prestare sempre più attenzione. E probabilmente è proprio per questo che il progetto Mosquito Alert sta coinvolgendo i cittadini.

Gli scienziati, tramite le foto inviate dalle persone, vogliono capire se la presenza dei tipi di zanzara più pericolosi è un fenomeno in crescita oppure no. Se queste zanzare prolifereranno da noi proprio come nei paesi sud-tropicali, e dunque mettendo più a rischio la nostra salute.

Negli ultimi anni, la comunicazione tra Sanità e cittadini è cambiata moltissimo. Soprattutto dagli anni ’80, quando l’epidemia di AIDS causò la morte di almeno 25 milioni di individui in tutto il mondo. Oggi non deleghiamo più “la questione” al medico di famiglia o all’OMS.

Oggi veniamo costantemente informati sulle situazioni sanitarie di tutto il mondo. Sulle abitudini comportamentali da adottare per difenderci. Sulle modalità di trasmissione, sulle cure e vaccini disponibili. Perché la Scienza, da sola, non basta a impedire che ogni persona sia esposta al pericolo.

Possiamo fare qualcosa anche noi, dunque, in modo da aiutare chi di dovere a impedire gli eventi più gravi. L’unica “controindicazione” a tutto questo, però, potrebbe essere la paura. Subire/assistere a troppe informazioni può generare panico, insicurezza, ansia. Questo è normale. Ma se riusciamo ad “andare oltre” e a non ignorare quelle che sono in fondo le manifestazioni della vita, possiamo migliorare tantissimo. A livello culturale e di conseguenza anche sanitario.

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