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Pensioni

Legge Fornero: è davvero così svantaggiosa? La risposta stupisce e dimostra come cambierà l’assegno

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La legge Fornero è costantemente al centro delle polemiche. Ma davvero non prevede alcun vantaggio?

Si discute su un possibile ritorno della Legge Fornero nel 2023 e la decisione spaventa i sindacati ed una parte delle forze politiche.

Per certi versi, tuttavia, tale disciplina è conveniente, perché consente di evitare l’aumento della spesa per le pensioni.

Legge Fornero: ecco come permette di non sprecare soldi

Molto probabilmente, bisognerà attendere il prossimo anno per la Riforma delle pensioni. In mancanza di una normativa adeguata, dal 2023 sarebbe in vigore la Legge Fornero, nel suo assetto originario del dicembre 2011.

Tale disciplina fissa l’età pensionabile (uguale per uomini e donne) a 67 anni, mentre la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Si sta discutendo a lungo per trovare soluzioni alternative a tale sistema, criticato dai sindacati e da gran parte delle forze politiche. Quel che è certo è che, per tutto il 2022, rimarrà in vigore Quota 102 (ossia la possibilità di accedere alla pensione con 64 anni d’età e 38 di contributi), ma dal prossimo anno lo scenario sarà differente.

L’ostacolo principale ad una riforma organica, attualmente, si rinviene nei conti pubblici.

Leggi anche: “Riforma pensioni verso la Fornero, revisione del TFS o TFR e flessibilità per i giovani“.

I problemi legati alla spesa previdenziale

I dati relativi ai costi delle pensioni sono tutt’altro che incoraggianti. Solo nel 2021, infatti, è stato impiegato circa il 16% del PIL, la percentuale più alta in Europa, dopo la Grecia. Contemporaneamente, il nostro Paese “vanta” anche i tassi di occupazione più bassi. Secondo le stime ufficiali, infatti, solo 23 milioni di persone hanno un impiego regolare e, su ognuna di esse, graverebbe una spesa per le pensioni di 12.500 euro.

In poche parole, in Italia ci sono troppi pensionati e pochi lavoratori giovani. L’occupazione, inoltre, trova un ostacolo anche nell’eccessivo cuneo fiscale. A tale riguardo, Confindustria ha proposto come possibile soluzione, per aumentare i salari netti, il taglio dei contributi INPS. Essi costituiscono il 32,7% del salario lordo, dei quali il 23,81% è a carico del datore di lavoro, mentre l’8,89% del lavoratore. La percentuale dei contributi previdenziali è molto elevata e, senza dubbio, non consente nuove assunzioni.

È, dunque, l’intero meccanismo che funziona male. Per pagare le pensioni, c’è bisogno di lavoratori e, per assumere personale è necessario abbassare i contributi previdenziali. La spesa per le pensioni, però, è troppo alta e, quindi, i contributi non possono essere tagliati.

I vantaggi della Legge Fornero

Se si tiene conto dei costi, la Legge Fornero appare la scelta più plausibile. Negli ultimi anni, infatti, tra Opzione Donna ed altre forme di pensione anticipata l’età per il pensionamento è scesa drasticamente, aggirandosi intorno ai 63 anni. Una media troppo bassa, se si tiene conto degli ultimi dati sulle aspettative di vita.

La politica si trova di fronte ad una scelta molto complicata: aumentare ulteriormente la spesa per le pensioni (abbassando l’età pensionabile) oppure investire sul lavoro. La seconda opzione non sembrerebbe così catastrofica come viene descritta, perché gioverebbe sia agli attuali pensionati, sia ai lavoratori che hanno raggiunto l’età per il pensionamento. In poche parole, il ritorno alla Legge Fornero risanerebbe le finanze dell’INPS e porterebbe la spesa previdenziale ad essere più sostenibile.

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