Acqua radioattiva di Fukushima, dopo 2 anni di polemiche verrà sversata nell’Oceano, disastro ambientale o no?

Ci siamo: tra poco, milioni tonnellate di acqua radioattiva di Fukushima verranno immesse nell’Oceano Pacifico. Cosa succederà all’Ambiente. 

Sempre più vicina la data in cui il Governo Giapponese darà il via al progetto di sversamento. La data presenta è intorno al 2023. L’Autorità di regolamentazione del nucleare in Giappone ha concesso l’autorizzazione. E il mondo si chiede se ciò andrà a causare un immane disastro ambientale.

Acqua radioattiva di Fukushima
Adobe Stock

La TEPCO, la società che da quel 2011 ha preso in gestione la centrale nucleare danneggiata dal terremoto e dallo tsunami, non ha dubbi. L’operazione non rappresenta un pericolo né per la fauna marina né per l’uomo. Ma è davvero così? Gli scienziati di tutto il mondo si sono confrontati per due anni e Greenpeace ha lottato duramente affinché ciò non avvenisse. Ecco cosa è emerso, e quali sono i pareri degli esperti.

Sversamento dell’acqua di Fukushima nell’Oceano: il piano

L’operazione che immetterà milioni di tonnellate di acqua radioattiva nell’oceano è molto complessa. Oltre al trattamento per ripulirla dalle sostanze, verrà addirittura costruito un tunnel sottomarino, utile a movimentare le migliaia di cisterne attualmente stoccate all’interno dell’impianto.

La prima parte del piano prevede appunto la pulizia dell’acqua. Ciò verrà fatto grazie a trattamenti specifici che la filtreranno per eliminare proprio la radioattività. L’unico elemento che non verrà eliminato è però il Trizio. Gli esperti sanno che il Trizio è impossibile da “dividere” dall’acqua ma rassicurano sul fatto che non è pericoloso per la salute. Né di quella della fauna marina né per l’uomo.

I pareri degli esperti arrivano da tutto il mondo

Nonostante siano state sollevate molte perplessità su questa scelta, la maggior parte degli scienziati di tutto il mondo concorda sul fatto che non ci saranno problemi di sicurezza. Un fisico esperto di materiali nucleari della Curtin University afferma che, grazie ai trattamenti, la radioattività dell’acqua sarà pressoché nulla.

Un altro scienziato, Brendan Kennedy, che opera all’Università di Sydney, afferma senza indugio che gli ecosistemi marini non risentiranno dello sversamento. Anche il trizio, una volta diluito nell’acqua, non sarà di quantità tale da portare pericoli ambientali.

Anche il mondo scientifico italiano ha partecipato al lungo dibattito di questi anni. Un famoso fisico e giornalista scientifico, Luca Romano, pubblicò il suo parere su diversi canali. Secondo lui è sbagliato affrontare l’evento come un fatto allarmante, perché i pericoli non ci sarebbero. In uno dei tanti post su Facebook, il fisico fece un esempio pratico per spiegare alle persone che l’acqua radioattiva di Fukushima è addirittura potabile, grazie ai trattamenti effettuati.

Non solo: sempre secondo i calcoli degli studiosi, l’acqua di Fukushima è meno pericolosa di una radiografia. L’uomo potrebbe berne un bicchiere al giorno, tutti i giorni, e assorbire meno radiazioni di quelle che assorbe semplicemente dall’ambiente circostante.

Cosa dice l’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

In un intervento di qualche tempo fa, l’ENEA cercò di rassicurare sul fatto che l’operazione di sversamento non rappresentasse un pericolo. E consigliava di non alimentare gli allarmismi. Sulla questione del Trizio – l’unica sostanza non eliminabile – intervenne Alessandro Dodaro, capo del Dipartimento Fusione e sicurezza nucleare dell’Enea, affermando senza indugio che il Trizio ha tossicità debole, ed è presente in minime quantità nei mari e nell’atmosfera in modo naturale.

Sempre Dodaro, per fugare ogni polemica, concluse il suo intervento affermando che ci sono ben altri pericoli da mettere sul banco degli imputati. Come ad esempio le esercitazioni militari che fanno esplodere ordigni nucleari negli atolli tropicali. Oppure lo stoccaggio di rifiuti nucleari nei fondali marini.