Mania del controllo: scarsa autostima o “colpa” di Cassandra?

Cassandra è una figura mitologica greca, una donna che sapeva predire il futuro. Ma cosa c’entra tutto questo con la mania del controllo? Scopriamolo insieme.

La Mitologia Greca, per qualcuno uno “strazio” da studiare a scuola, in realtà è una fonte preziosa di indicazioni su come funziona l’animo umano. I personaggi, con le caratteristiche che oggi potremmo definire da “supereroi”, sono anche molto “umani”. E ogni storia insegna qualcosa.

mania del controllo
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Anche quella di Cassandra, infatti, può essere accostata ad una sindrome che colpisce tantissime persone. Possiamo chiamarla “mania del controllo” ma tecnicamente viene definita anche Disturbo da deprivazione affettiva, o attraverso alcune sigle. Ciò che succede al personaggio mitologico e le emozioni che vive la sacerdotessa veggente, descrivono chiaramente qualcosa che anche ai giorni nostri è frequente in tantissime persone.

Cassandra e la mania del controllo

Figlia nata dall’unione di Ecuba e Priamo, re di Troia, visse con la carica di sacerdotessa nel Tempio di Apollo. Questi, per conquistare il suo amore, le fece il dono della preveggenza. Ma ella lo rifiutò e così Apollo, furioso, la condannò ad una punizione tremenda: quella di non essere mai creduta da nessuno.

Cassandra vivrà tacciata di portatrice di sventura. Nonostante cercasse di usare il suo potere per aiutare gli altri, passerà l’esistenza con un senso di frustrazione e profonda tristezza. Sappiamo bene cosa significhi non ricevere feedback positivi dagli altri. La mancanza di autostima ci spinge a cercare conferme all’esterno, laddove invece dovrebbero arrivare da noi stessi.

La vita, a volte, ci pone di fronte a eventi che lasciano profonde cicatrici. La sofferenza fa parte del percorso che ci aspetta, ma non è sempre facile trovare un senso a ciò che accade intorno a noi. E imparare a crescere anche dagli errori o dai fallimenti. Ecco perché molte persone sviluppano la sindrome di Cassandra.

Cos’è la sindrome di Cassandra e come fare a riconoscerla

Questo stato emotivo, che non è passeggero e può far vivere interi anni di vita in maniera insoddisfacente, colpisce in particolare le donne. I fattori scatenanti possono essere i più svariati. Certo la cultura “maschilista” dapprima e “consumista” poi non aiutano le persone che hanno un animo sensibile.

Ormai siamo abituati a credere che tutti siano splendidi, in forma, resilienti e di successo. La realtà, invece, è molto diversa da quella che percepiamo – soprattutto dai vari tipi di schermi. È davvero molto facile, a seguito di un problema ma anche casualmente, ritrovarsi a sentirsi di poco valore, non speciali.

Ecco che per compensare la mente attua dei “rimedi”. Che però peggiorano solamente la situazione. La persona che ha una bassa autostima cerca di occuparsi dei problemi di tutto e di tutti, per ottenere approvazione. Attua un controllo maniacale degli eventi (per non lasciarsi sopraffare dagli stessi) e ciò molto spesso si traduce in una gelosia ossessiva verso il partner.

Ma soprattutto, anche se tutt’intorno la situazione è serena, non riesce a godersi la felicità. Le persone insicure credono – anche se inconsciamente – di non meritarla. Non riescono a vivere “il momento qui-e-ora” e manifestano ansia continua. Infine, molto spesso attuano comportamenti auto-sabotativi. Una spirale che porta sempre più giù, con sempre più problemi-scusante per stare male.

Come uscire dalla Sindrome di Cassandra?

Se da una parte sono più le donne ad essere colpite da questi stati d’animo, dall’altra è la loro innata auto analisi che può portare ad un primo passo verso la soluzione. Sicuramente, rendersi conto che le cose, così, non vanno bene è lo step fondamentale. Dopo di che, la migliore cosa è rivolgersi ad uno specialista.

La psicoterapia, anche se è un processo che può durare molto a lungo nel tempo, sbroglia il bandolo della matassa. E, rimanendo in tema con la Mitologia Greca, fungerà da Filo di Arianna.

(le informazioni presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)

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