Febbre suina, c’è una morte sospetta nel nostro paese che fa tornare lo spettro di questo virus. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo.
In Italia, si inizia a respirare una certa preoccupazione su un possibile ritorno della febbre suina sul territorio. È iniziato tutto alcuni giorni fa, dopo la morte a Perugia di una ragazza di 17 anni.
Le indagini sembrano aver infatti portato il team di medici a ritenere che la giovane sia stata colpita proprio da questa malattia, lanciando dunque l’allarme nel resto del paese sul ritorno dell’influenza suina.
Parliamo di un virus che la scienza conosce dal 2009 dopo alcuni casi iniziati in Messico, che avevano dato inizio a una pandemia globale. L’ufficialità l’aveva data ai tempi l’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche se per fortuna l’allarme era rientrato nell’estate, dopo qualche mese. In tutto però questo virus aveva procurato tra i centomila e i quattrocento mila morti.
Ecco perché un suo possibile ritorno in occidente desta così tanta preoccupazione. Anche perché siamo appena arrivati alla coda di una pandemia che negli ultimi due anni ha cambiato per sempre il nostro mondo. La prima cosa da sapere è che l’influenza suina è molto simile a quella influenzale e ha un periodo di incubazione del virus nell’organismo umano, che varia da uno a sette giorni.
Chi ne viene affetto, in genera manifesta febbre, raffreddore, mal di testa e mal di gola, tosse e brividi. A volte si possono avvertire anche dei dolori muscolari. Si tratta di un virus che molto spesso si contrae a causa di qualche negligenza in cucina che troppo spesso si commette. Come ad esempio l’abitudine di non mangiare carne ben cotta, che invoglia così la diffusione del virus se presente nell’alimento.
Questo infatti è un aspetto importante da capire. Anche una carne di maiale infetta, nel momento in cui è ben cotta, vede annullata la capacità di trasmettere il virus, in quanto i virus vengono sempre uccisi quando nella cottura si supera una determinata temperatura. Il virus dell’influenza suina può essere trasmesso da persona a persona attraverso secrezioni nasali, o che vengono dalla gola.
Per questo rispettare quelle stesse norme igieniche che in fondo hanno caratterizzato questi ultimi due anni, diventa fondamentale. Così come è sempre consigliabile lavarsi le mani con cura prima di cucinare qualsiasi alimento.
Quanto accaduto a Perugia preoccupa, anche perchè già agli inizi di gennaio di quest’anno, erano stati segnalati sul territorio nazionale, alcuni casi di peste suina nera proveniente dall’Africa. Si tratta di una malattia che ormai circola nel vecchio continente da diversi anni. E infatti, appena arrivata la notizia dei primi casi nel nostro paese a inizio anno, 114 comuni hanno prese delle specifiche misure di contenimento.
Tra queste regioni come il Piemonte e la Liguria, che per via della vastità dei loro allevamenti, erano più esposte alla circolazione del virus. Da quanto ne sappiamo la peste suina africana ha avuto origine in Kenya, diventando in seguito endemica in tutta l’Africa Subsahariana. La prima volta che è entrata nel nostro paese, è stato nel lontano 1967. Si tratta oltretutto di un virus particolarmente resistente che può sopravvivere in un ambiente esterno anche oltre tre mesi.
(Le informazioni presenti nell’ articolo hanno esclusivamente scopo divulgativo e riguardano studi scientifici pubblicati su riviste mediche. Pertanto, non sostituiscono il consulto del medico o dello specialista, e non devono essere considerate per formulare trattamenti o diagnosi)
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