Al via un incontro tra Governo e Regioni per approvare il piano di emergenza nazionale. Il punto della situazione e le misure previste in caso di pericolo radiazioni.
Giungono notizie che il Ministero della Salute abbia, solamente pochi giorni fa, eseguito un check per verificare le scorte di pillole di ioduro disponibili a livello nazionale. Sebbene non vi sia al momento un allarme in atto, il Governo ha deciso di prepararsi in caso di “allarme radiazioni”. Ipotizzando una fuga dalle centrali ucraine – e non volendo pensare, aggiungiamo, ad un vero attacco con bombe atomiche. Anche perché in quel caso, purtroppo, rimarrebbero ben pochi superstiti. Ma vediamo nel dettaglio come si sta muovendo l’Italia, e cerchiamo di capire meglio come sarà articolato il piano d’emergenza che è attualmente sul tavolo.
Proprio mentre stiamo scrivendo quest’articolo, il Governo ha predisposto l’approvazione di un decreto con cui si metteranno in campo tutte le risorse possibili per fronteggiare un’eventuale diffusione di radiazioni. Al momento, il Ministero della Salute ha potuto appurare che ci sono scorte a sufficienza di pillole a base di ioduro di potassio, utili a contrastare gli effetti dell’esposizione allo Iodio 131.
Inoltre, secondo le prime dichiarazioni del Governo, “al momento in ogni Regione, fatta eccezione per Molise e Umbria, esiste almeno un Comando VVF sede di una Squadra Speciale di intervento Nucleare e Radiologico. Il personale ha conoscenze teoriche e pratiche. Dispone di attrezzature e dispositivi di protezione individuale, nonché di formazione. Detti requisiti consentono l’impiego in condizioni di emergenza comportanti il rischio di superare i limiti di dose stabiliti dalla normativa per i soccorritori ordinari.”
Il Governo sa che in caso di nube radioattiva è necessario agire subito. Questa volta, a differenza di quanto avvenuto con la pandemia, tutti gli attori coinvolti hanno le informazioni necessarie per attivarsi in caso di bisogno. Sperando che ciò non debba succedere mai, nel suo comunicato il Premier rassicura i cittadini.
Il piano d’emergenza prevede, in caso di grave incidente a una centrale nucleare, “di intervenire per ridurre l’esposizione a radiazioni ionizzanti. L’esposizione può avvenire in modo diretto, tramite inalazione da aria contaminata o irraggiamento diretto da suolo e da nube. A seguito del passaggio della nube radioattiva. Oppure in modo indiretto, per inalazione da ri-sospensione o ingestione di alimenti e bevande contaminati. Le misure protettive, dirette o indirette, si attuano quando un’emergenza dichiarata quale general emergency – rilascio di specie radioattive all’esterno dell’impianto – evolve interessando il territorio nazionale“.
Inutile sottolineare come ci sia grande apprensione e che la speranza è quella che la situazione torni ad un livello meno preoccupante.
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