Stretta del Fisco sulle spese personali: la privacy non esiste, le sanzioni invece sì

Il Fisco effettuerà controlli serrati sulle spese personali dei contribuenti. Pioveranno sanzioni questa primavera, attenzione allo stile di vita.

L’Agenzia delle Entrate avrà accesso ad un numero maggiore di dati sui contribuenti; i controlli saranno più stringenti e le multe arriveranno copiose.

Fisco

I dati sensibili viaggiano veloci fino ad arrivare all’attenzione del Fisco. E’ una constatazione inevitabile in un mondo in cui ogni nostro gesto lascia una traccia. Un pranzo al ristorante, l’acquisto di abbigliamento oppure di una nuova auto, il pagamento della palestra o del parrucchiere, ogni operazione effettuata viene controllata dall’Agenzia delle Entrate per stabilire un ipotetico rapporto tra reddito e tenore di vita. Nel momento in cui le spese dovessero risultare eccessive rispetto alle entrate dichiarate, scatterebbero le verifiche e la vita del contribuente verrebbe passata al vaglio dal Fisco.

Fisco e spese personali dei cittadini

Per il Fisco riuscire a ricostruire le spese personali e le abitudini economiche dei contribuenti è semplice. L’accesso ai dati sensibili – con occhio discreto e seguendo le autorizzazioni del Garante della Privacy – consente di ottenere un elevato numero di informazioni prendendo come riferimento acquisti, pagamenti di servizi, incroci del codice fiscale e delle Partite IVA. I mezzi di pagamento tracciabili – bonifici, carte di credito assegno – così come le fatture elettroniche sono strumenti nelle mani del Fisco utili per risalire alle spese personali dei cittadini.

L’acquisto di un’auto, di un immobile o qualsiasi altra spesa eccessiva per il conto in banca farà scattare le verifiche dell’Agenzia delle Entrate che provvederà a controllare ogni spesa personale. Fino a poco tempo fa tale operazione non era ammissibile. Ora, invece, il Garante della Privacy ha dato parere positivo e il nuovo schema di controllo può legalmente essere messo in atto.

Privacy addio con i nuovi controlli

Il Garante della Privacy ha dato libero accesso al Fisco alle informazioni personali di ogni singolo contribuente. Nello specifico, ha concesso la possibilità di ricorrere all’intelligenza artificiale e al digitale per individuare anomali e discrepanze. I sistemi di business intelligence si traducono in algoritmi in grado di incrociare velocemente informazioni provenienti da varie banche dati sfruttando il codice fiscale.

Dai risultati ottenuti si individueranno le posizioni da controllare perché legate a possibili infrazioni della normativa. Se un contribuente ha dichiarato un guadagno di 25 mila euro ed effettua spese con la carta di credito fino a 50 mila euro, il dubbio sale e le verifiche scatteranno automaticamente. Allo stesso modo verranno controllati i contribuenti che prelevano 60 mila euro o più dichiarando un guadagno di 30 mila euro. In caso di accertamento di comportamenti evasivi, partiranno le sanzioni il cui importo corrisponderà ad una percentuale compresa tra il 90 e il 180% dell’imposta maggiore dovuta.

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