L’INPS ha la facoltà di revocare la pensione di reversibilità. Quali sono i percettori in pericolo? Ecco come salvare la prestazione.
La pensione di reversibilità è la prestazione che viene versata ai familiari superstiti di un lavoratore o pensionato deceduto. Di recente, la Corte di Cassazione ha chiarito quali sono le ipotesi in cui l’assegno può essere ridotto o revocato dall’INPS.
Per capire le ragioni alla base della decisione, bisogna sottolineare un aspetto fondamentale: la prestazione ha essenza assistenziale e condizionata, dunque necessita del rispetto di specifici requisiti. Vediamo in quali casi è ammessa la riduzione o la sospensione della pensione ai superstiti.
Se il percettore della pensione di reversibilità perde i presupposti alla base dell’erogazione della stessa, l’INPS è legittimato a disporne la revoca. Tale principio è stato stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione.
Il caso analizzato dai giudici riguardava un soggetto, coniuge superstite, che aveva perso le condizioni di carico economico e convivenza con il pensionato deceduto. La prestazione, al contrario, può essere riconosciuta solo se vi è una reale dipendenza economica del titolare con il defunto, oltre alla parentela o allo stato civile. La Corte ha sottolineato come, l’Istituto di Previdenza possa effettuare gli opportuni controlli anche a distanza di anni dalla prima erogazione, perché i requisiti prescritti dalla normativa devono sussistere sempre.
Ma quali sono i casi in cui, secondo la Cassazione, si perde il diritto alla reversibilità? Il primo è il nuovo matrimonio del coniuge superstite, perché l’unione determina un diverso assetto economico. Il secondo caso è la percezione di redditi personali troppo elevati, che può causare la decurtazione fino al 50% dell’importo riconosciuto. Occhio anche ai figli superstiti, perché, se smettono di essere a carico, può scattare la sospensione o la revoca della pensione che hanno fino a quel momento percepito. Per i giudici, poi, si può perdere la pensione in caso di dichiarazioni non veritiere, omissioni o condanne gravi da parte del beneficiario.
Per evitare che ci siano abusi nella fruizione della prestazione, l’INPS dovrà effettuare controlli periodici sui redditi, sullo stato civile e sulle caratteristiche familiari dei percettori. Questi ultimi, invece, dovranno verificare con regolarità il cedolino pensione (per individuare eventuali anomalie), comunicare tutte le variazioni che incidono sul diritto e sulla misura della pensione e conservare la documentazione relativa alla situazione familiare e reddituale.
In caso di problemi, è sempre consigliabile farsi assistere da un professionista. Tutte le eventuali variazioni non segnalate all’INPS potrebbero determinare, oltre alla sospensione o alla revoca della pensione di reversibilità, anche l’obbligo di restituzione delle somme indebitamente ricevute.
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