L’INPS ha pubblicato il messaggio numero 3166 del 23 ottobre 2025 con nuove indicazioni sulla pensione anticipata (fino a 7 anni prima) con incentivo all’esodo, previsto dall’articolo 4 della legge n. 92/2012.
L’incentivo all’esodo è un meccanismo che permette alle aziende con più di 15 dipendenti di accompagnare alla pensione i lavoratori più vicini al traguardo, con il pagamento di un sostegno economico fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici.
Questo meccanismo si attiva tramite un accordo firmato tra l’azienda e i sindacati; l’obiettivo è quello di favorire l’uscita anticipata di alcuni lavoratori.
L’INPS con il messaggio n. 3166 chiarisce alcuni aspetti, tra cui anche l’impegno dell’impresa a versare all’INPS le somme necessarie per garantire una prestazione mensile, che deve essere simile alla pensione che il lavoratore avrebbe percepito al momento della cessazione del rapporto. Inoltre, tale importo deve essere sufficiente anche a coprire i contributi fino al raggiungimento della pensione vera e propria.
La base di calcolo per questi contributi, segue lo stesso meccanismo della NASPI, si ottiene considerando la media delle retribuzioni degli ultimi quattro anni. Tuttavia, per chi è iscritto al sistema contributivo, esiste un limite massimo di retribuzione su cui versare i contributi: per il 2025 questo tetto è fissato a 120.607 euro. Questo significa che sulla parte che supera questa soglia, l’azienda non è più tenuta a versare i contributi.
Nel messaggio l’INPS chiarisce anche come l’azienda deve compilare correttamente il flusso Uniemens, cioè la comunicazione mensile che le aziende inviano per aggiornare i dati contributivi dei propri dipendenti. Infine, per quanto riguarda la parte contabile, i contributi relativi ai lavoratori in esodo sono registrati sui conti già previsti per le diverse gestioni previdenziali. L’INPS, con queste nuove istruzioni cerca di rendere il percorso per l’esodo incentivante più semplice sia per i lavoratori, sia per le imprese.
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